Chi sono i fratelli di Gesù?

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Potresti leggere questo brano come un articolo di gossip, ma ti perderesti la parte che davvero conta!

Il mio in(solito) commento a:
Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!» (Matteo 12,46-50)

Ecco un Gesù che ci mette in crisi. Com’è composta la sua famiglia? Chi sono i suoi fratelli? Attenzione, perché la risposta non è così scontata come potrebbe sembrare e, forse, neppure la domanda è proprio così come sembra.

Il Vangelo secondo Marco e quello di Matteo menzionano quattro fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, insieme ad un imprecisato numero di sorelle. Perfino san Giovanni evangelista parla, in termini generici, di fratelli. Affermazioni che, per millenni, hanno fatto rizzare le sopracciglia a commentatori e teologi. Questa sera ti metterò davanti ad un trivio: potrai accontentarti di una risposta pacata che mette “tutti tranquilli”, oppure potrai approfondire l’interrogativo consultando altri testi che ti segnalerò, oppure ancora, potrai “andare oltre” e scoprire che, non solo la risposta, ma neppure la domanda ti interessa davvero.

Partiamo dalla prima ipotesi: la risposta tranquilla. Se ti stai chiedendo chi fossero davvero i fratelli di Gesù, la maggior parte degli esegeti ti risponderà che il termine “fratello” in ebraico antico, è ambiguo e può significare sia “fratello”, sia “cugino” (o comunque “parente”). Ecco spiegato comodamente come Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (non l’iscariota, che lo tradì, ma Giuda Taddeo, l’apostolo dal gran cuore) erano cugini di Gesù. Un testo successivo sembrerebbe avvalorare questo fatto dicendoci che San Giuda Taddeo era figlio di Alfeo, fratello di San Giuseppe, dunque cugino di Gesù. Questa ipotesi, che molto probabilmente è corretta, mette tutti tranquilli, perché sgombera immediatamente il campo da ogni dubbio sulla verginità perpetua di Maria e sul fatto che San Giuseppe potesse aver avuto altri figli da altre mogli prima della Beata Vergine Maria.

E qui ci apriamo al gossip. Perché alcuni vangeli apocrifi ci presentano San Giuseppe come vedovo e ci informano che, il padre putativo di Gesù, aveva già altri figli. Potrai fare le tue ricerche partendo dal Protovangelo di Giacomo, per arrivare fino alla “Storia di Giuseppe il falegname”, un testo apocrifo che ci è pervenuto in lingua copta e racconta che San Giuseppe ebbe quattro figli (Giuda, Joseto, Giacomo e Simeone) e 2 figlie (Lisia e Lidia) da un primo matrimonio, poi la moglie morì.

Poi c’è l’ultima ipotesi. Quella cioè che non ci importa chi fossero i fratelli o le sorelle di Gesù (e neppure se ne avesse in linea diretta), perché tutti noi, esseri umani, siamo in qualche modo fratelli di Gesù!

Ricordate cosa rispose a Pietro? “Io vi dico in verità che non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie o figli o poderi per amor mio e del Vangelo, che non riceva il centuplo ora, in questo tempo, in case, fratelli, sorelle, madre, figli e poderi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna” (Marco 10,29-30).

Gesù non toglie. Ci chiede di rinunciare a qualcosa per offrirci qualcosa di più grande. Cento volte più grande ora, e ancora maggiore in futuro.

Per capire meglio facciamo un passo indietro. Andiamo ad incontrare una delle famiglie più conosciute della Bibbia, quella di Abramo: “Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò»” (Genesi 22,1-2). Abramo, pur essendo addolorato, si dispose ad ubbidire all’ordine di Dio. “Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo! Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio»” (Genesi 22, 11-12).

Dio benedì Abramo e tutti i suoi figli: “Renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce” (Genesi 22, 17-18). Isacco, il figlio di Abramo risparmiato, diventerà il padre di Giacobbe, che a sua volta avrà dodici figli, i capostipiti delle Dodici Tribù di Israele. Da quel sacrificio non consumato, da quell’atto di obbedienza a Dio, nacque il popolo di Dio.

È la stessa cosa che ci chiede oggi Gesù: uscire dagli schemi. Dobbiamo capire che se ci affideremo a lui non perderemo nulla, ma guadagneremo soltanto: Gesù non vuole il male della famiglia, ma solo il bene. Gesù desidera che noi usciamo dalla ristrettezza delle nostre vite vuote, dall’abulia che paralizza il mondo di oggi, dall’apatia che, allontanandoci dal lavoro o dallo studio, ci ruba tutti gli sbocchi per il futuro. Chiama ciascuno di noi e ci dice: “Vieni, seguimi, forza! Non hai nulla da perdere! Mettiti in moto, metti in gioco te stesso, alzati dal divano, scendi in strada, c’è un mondo che ti aspetta!“. Ci sono ammalati da guarire, anziani da confortare, senza tetto a cui offrire un riparo, bambini in difficoltà da accudire… “Il mondo ha bisogno di te! Io – ci dice Gesù – io, ho bisogno di te!“.

Potremo capire meglio questo passo del Vangelo se lo accosteremo alla parabola del buon samaritano: al termine del racconto Gesù chiede al dottore della legge chi dei tre (il levita, il sacerdote ed il samaritano) sia stato “il prossimo” dell’uomo derubato. Il dottore non risponde direttamente “il samaritano” ma indirettamente “chi ha avuto compassione di lui”. Gesù conclude: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. E’ questa la chiave. Non dobbiamo chiederci chi sia la persona che ha bisogno di aiuto, non ci serve saperlo, perché tutti, tutti siamo in qualche modo fratelli: siamo tutti figli di Dio, sia che lo riconosciamo, sia che lo rifiutiamo.

La pandemia che stiamo vivendo, amici cari, così come tutte le sofferenze di questo mondo, ci mettono di fronte a questa realtà: davanti al dolore siamo tutti fratelli. Il male, la disgrazia, non guardano in faccia a nessuno e capitano indistintamente all’una od all’altra famiglia. Allo stesso modo, davanti alla sofferenza, dovremmo mettere da parte ogni differenza e farci vicini a chiunque. Non dimentichiamo che «chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (1 Gv 4,8).

#Santanotte amici cari, lo Spirito Santo ci dia la forza di metterci sempre in gioco. Perché la vita più bella è quella che si vive con Dio nel cuore!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Christus Remunerator”, di Ary Scheffer, 1847, olio su tela, 62.5×84 cm, Centraal Museum, Utrecht

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