Chi ha sperimentato l’inferno può diventare un profeta nella società. Il Papa in carcere

Papa Francesco è giunto nell’estremo nord del Messico, a pochissima distanza dal confine con gli Stati Uniti. Appena arrivato a Ciudad Juarez ha voluto incontrare i detenuti del carcere: “Non potevo partire senza venire a salutarvi senza celebrare il Giubileo della Misericordia con voi”.

Nel discorso rivolto ai detenuti il Papa ha “ribaltato” i luoghi comuni ed ha chiesto ai carcerati di perdonare la società che li ha “spinti a commettere degli errori”.

Chi ha sperimentato l'inferno può diventare un profeta nella società. Il Papa in carcere

Il reinserimento comincia fuori

Il reinserimento “non comincia qui tra queste pareti”, ma comincia “fuori”, nelle vie della città. “Il reinserimento o la riabilitazione – ha precisato Francesco – comincia creando un sistema che potremmo chiamare di salute sociale: una società che cerchi di non ammalarsi inquinando le relazioni nel quartiere, nelle scuole, nelle piazze, nelle vie, nelle abitazioni, in tutto lo spettro sociale”.

“A volte – ha osservato il Papa – potrebbe sembrare che le carceri si propongano di mettere le persone in condizione di continuare a commettere delitti, più che a promuovere processi di reinserimento che permettano di far fronte ai problemi sociali, psicologici e familiari che hanno portato una persona ad un determinato atteggiamento”. Il problema della sicurezza “non si risolve solamente incarcerando”, ma è un appello “a intervenire per affrontare le cause strutturali e culturali dell’insicurezza che colpiscono l’intero tessuto sociale”.

“Il reinserimento sociale – ha proseguito – inizia con la frequenza alla scuola di tutti i nostri figli e con un lavoro degno per le loro famiglie, creando spazi pubblici per il tempo libero e la ricreazione, abilitando le istanze di partecipazione civica, i servizi sanitari, l’accesso ai servizi basici, per nominare solamente alcune misure”.

Chi ha sperimentato l'inferno può diventare un profeta nella società. Il Papa in carcere

La possibilità di scrivere una nuova storia

“Sappiamo che non si può tornare indietro, sappiamo che quel che è fatto è fatto; perciò ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, perché sia chiaro che questo non significa che non ci sia una possibilità di scrivere una nuova storia, una nuova storia d’ora in avanti”.

“Voi soffrite il dolore della caduta – magari tutti noi soffrissimo del dolore della cadute nascoste e occulte! – sentite il pentimento per i vostri atti e so che in tanti casi, in mezzo a grandi limitazioni, cercate di ricostruire questa vita a partire dalla solitudine. Avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose”.

Il Papa ha esortato i detenuti a parlare con i propri cari: “raccontate loro la vostra esperienza, aiutate a frenare il giro vizioso della violenza e dell’esclusione”. Chi ha sofferto profondamente il dolore e, potremmo dire, “ha sperimentato l’inferno” può diventare un profeta nella società. “Lavorate perché questa società che usa e getta la gente non continui a mietere vittime”.

Chi ha sperimentato l'inferno può diventare un profeta nella società. Il Papa in carcere

Perchè loro e non io?

“Nel dirvi queste cose – ha commentato Francesco – mi sono ricordato di quando Gesù ha detto: Chi è senza peccato, scagli la prima pietra (cfr Gv 8,7). E io me ne dovrei andare…”.

“Nel dirvi queste cose, non lo faccio come chi lo fa dalla cattedra, con il dito alzato, lo faccio sulla base dell’esperienza delle mie stesse ferite, degli errori, dei peccati, che il Signore ha voluto perdonare e rieducare. Lo faccio sulla base della coscienza che senza la sua grazia e la mia vigilanza potrei tornare a ripeterli”. “Fratelli – ha aggiunto – mi chiedo sempre, entrando in un carcere”: “Perché loro e non io?”. “E questo è un mistero della misericordia divina”. Ma questa misericordia divina “oggi la stiamo celebrando tutti quanti, guardando avanti nella speranza”.

Chi ha sperimentato l'inferno può diventare un profeta nella società. Il Papa in carcereUn pastorale in legno

Al termine del discorso una folta rappresentanza di detenuti si è avvicinata, con ordine, a Papa Francesco. Lui ha abbracciato tutti ed ha trovato una buona parola per ciascuno di loro. Trasporto ed affetto sono stati molto intensi soprattutto quando il Papa si è avvicinato all’orchestrina dei prigionieri.

Uno dei detenuti ha consegnato al Papa un pastorale in legno, realizzato nel carcere. Sono pronto a scommettere… che lo vedremo molto presto in una delle prossime Messe.

Di Alessandro Ginotta

PER APPROFONDIRE:

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.

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