Meditazioni e preghiere
Che cos’è il tesoro nei cieli?

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Cercare ostinatamente la felicità nella ricchezza è un’impresa fallimentare!

Il mio in(solito) commento a:
Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore (Matteo 6,19-23)

Suona come una melodia questo versetto dell’evangelista San Matteo: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Ma che cos’è un tesoro? E’ qualcosa a cui si tiene veramente tanto. Qualcosa che ci parla di gioia, felicità, serenità. Qualcosa che ci toglie dalle difficoltà della vita quotidiana e ci offre la possibilità di rivoluzionare la nostra vita, cambiandola in meglio! Qualcosa che ci sorprende, che ci trasforma, che tira fuori di noi il meglio di noi stessi. Il tesoro nei cieli è la chiave della nostra felicità. Siamo ricchi, ma non di denaro! Perché il vero tesoro è nei cieli.

Il tesoro nei cieli è fatto delle nostre speranze e, al posto delle monete d’oro, vi troviamo tutto l’amore verso le persone che più ci stanno care. Un tesoro fatto di sorrisi, di bei momenti, di amicizia e di perdono, di giornate trascorse insieme. Un tesoro di buone azioni che abbiamo compiuto. Davvero uno strano tesoro, che aumenta di valore, quanto più bene facciamo e, soprattutto, quanto meno conosciamo i beneficiari delle nostre azioni.

Eh sì: avarizia e cupidigia non saziano il cuore. Avete mai visto un avaro felice? Certo che no! Egli sarà sempre preoccupato perché cercherà di far fruttare le sue ricchezze, si lancerà in questo o quell’investimento, finirà per trascurare la vita privata, per togliere tempo alla famiglia (ammesso che ne abbia una) e tutto questo non solo non è bene. Ma è anche molto triste. Non è felicità. Allora, ci esorta Gesù, dovremmo imparare ad essere felici per i beni spirituali, non per quelli materiali: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (vv. 19-21).

Perché un tesoro in terra è una cosa vana! Vanità delle vanità, dice Qoèlet: tutto è vanità (cfr. Qoèlet 1,2). Prosegue: “Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza. Volevo scoprire se c’è qualche bene per gli uomini che essi possano realizzare sotto il cielo durante i pochi giorni della loro vita. Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie; mi sono fatto vasche per irrigare con l’acqua quelle piantagioni in crescita. Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa; ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero, più di tutti i miei predecessori a Gerusalemme. Ho accumulato per me anche argento e oro, ricchezze di re e di province. Mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con molte donne, delizie degli uomini. Sono divenuto più ricco e più potente di tutti i miei predecessori a Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d’ogni mia fatica: questa è stata la parte che ho ricavato da tutte le mie fatiche. Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo affrontato per realizzarle. Ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento. Non c’è alcun guadagno sotto il sole” (Qoèlet 2,3-11).

Cercare ostinatamente la felicità nella ricchezza è un’impresa fallimentare! Ce lo ricorda Gesù in questa parabola: «La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto; ed egli ragionava fra sé dicendo: “Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti?”. E disse: “Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni, poi dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?”. Così avviene a chi accumula tesori per sé e non è ricco verso Dio.”» (Luca 12,16–21).

Troppe volte il denaro inganna, incanta, seduce, dà falsa sicurezza, ruba il cuore e diventa il tesoro prezioso nel quale si confida. La ricchezza materiale non ha valore… deperisce, in un attimo la possiamo perdere, possiamo venire derubati o truffati, e soprattutto non ci compra la salvezza… anzi… è più probabile che ci trascini alla perdizione, appesantiti dall’orgoglio, dalla vanità, dall’avarizia. Quando nel nostro cuore la brama di ricchezza ruba lo spazio a Dio… la nostra anima inaridisce, il nostro spirito avvizzisce e noi perdiamo la possibilità di dissetarci a quella fonte di acqua viva che zampilla eternità e Paradiso. Dobbiamo scegliere se essere figli del mondo, o figli della luce. Per questo dobbiamo decidere se perdere tutta la vita a cercare un tesoro fatto di monete d’oro qui, sulla terra, o se piuttosto guadagnare tutta l’eternità costruendoci un tesoro lassù, nei cieli dove vive Dio.

#Santanotte amici cari. I beni materiali sono necessari alla vita, ma non devono essere il fine della vita stessa. Perché la vera ricchezza ci attende lassù. Dio vi e ci benedica e ci guidi a quel tesoro che ha preparato nei cieli per noi! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo benedicente”, di scuola italiana del XVII secolo, olio su tela, 98x74cm, collezione privata, Cambiago