Che cos’è il prologo di Giovanni?

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Questa sera faremo un viaggio nella luce, quella vera, che illumina il mondo e scaccia le tenebre del male

Il mio in(solito) commento a:
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Giovanni 1,1-18)

Intenso, spirituale, luminoso brano contenuto nei quattro Vangeli: lo splendido prologo in cui, san Giovanni evangelista, riesce a condensare l’intera Bibbia, dalla Creazione all’Apocalisse, in soli 18 versetti

Alcuni usano questo brano come un potente esorcismo, altri restano incantati da quei lampi di luce che arrivano là, anche a squarciare le più profonde tra le tenebre “e le tenebre non l’hanno vinta” (cfr. v. 5). Ecco un assaggio della forza della Parola, così potente da essere Dio stesso, così tenera da tramutarsi in amore, così viva da incarnarsi in Vita, così vera da penetrare nei recessi più reconditi del nostro cuore, così feconda da essere capace di generare i più sorprendenti frutti di conversione, così impetuosa da sprigionare i miracoli più eclatanti, così incontenibile da dilagare in ogni angolo della terra, così poderosa da sconfiggere definitivamente ogni male.

La luce è il principio di ogni cosa; pervade tutta la Bibbia, dalla prima all’ultima pagina. Troviamo la luce già al terzo versetto della Genesi: “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu” (Genesi 1,3). E la ritroviamo nell’ultima pagina dell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia, dove leggiamo che Dio stesso è la luce che trionferà sulle tenebre nella Gerusalemme celeste: “Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Apocalisse 22,5; cfr. Isaia 60,19-20).

E’ la luce che ci permette di vedere tutte le altre cose: ci rendiamo conto che esistono il cielo, la terra, il mare, i pesci, gli uccelli, gli animali e perfino gli altri uomini, perché vengono illuminati. Di luce è tessuto l’abito di Dio: “Egli è vestito di luce” (Sal 104,2); lo stesso Gesù, trasfigurato sul monte Tabor, si manifestò nella luce: “E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Matteo 17,2). La gloria di Dio rifulge anche sul volto di Mosè: “Quando Mosè scese dal monte Sinai non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con Dio. Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo raggiante la pelle del suo viso, ebbero paura di accostarsi a lui… Mosè, allora, si pose un velo sul volto” (Esodo 34, 29-30.33). Luce è la Parola di Dio che illumina e guida nelle vie della vita (Salmo 119,105; Sapienza 7,10; 7:26).

La luce vera, Gesù, ci chiede di diventare noi stessi luce. D’altra parte, scrive San Paolo, noi siamo “figli della luce” (Efesini 5,8-9). E allora, amici cari, un po’ come Mosè, dopo essere stato vicino a Dio, prendeva anche lui sembianze di luce, a noi viene richiesto di “vestirci di luce” e diventare, a nostra volta, luce per chi è rimasto lontano dalla luce. Noi che abbiamo ascoltato la Parola, noi che abbiamo letto la Bibbia e meditato il Vangelo, noi che stiamo leggendo queste parole, abbiamo il compito di illuminare chi non le ha mai volute ascoltare.

Ci viene richiesto di diventare noi stessi, con le nostre azioni, con il nostro atteggiamento, annuncio del Vangelo. Dio ha posto nel cuore di ciascuno di noi una fiammella, che arde e non si spegne. E’ la luce della nostra anima. E se noi non permetteremo al peccato di sporcare le pareti del nostro cuore, allora quella luce, per quanto fioca, uscirà fuori ed illuminerà il nostro cammino. Dobbiamo lasciare brillare la nostra anima e diventare esempio per chi ci sta accanto. Perché la luce di Dio rischiari sempre le tenebre del mondo. Questo è portare Gesù a chi non lo conosce. Dobbiamo brillare per scacciare le tenebre di chi è rimasto intrappolato nella morsa dell’egoismo, del materialismo, del piacere ad ogni costo, e vive così, senza guardare in faccia nulla e nessuno, senza tenere in considerazione le conseguenze dei suoi eccessi. Ecco che arriviamo noi, con la nostra vita normale, facendo le cose di tutti i giorni, a mostrare che c’è un’altra strada. Che c’è l’alternativa cristiana. Che ci si può divertire senza sballarsi. Che si può star bene restando insieme, affiancati, aiutandosi l’un l’altro. Che si vive meglio con Gesù nel cuore. Ecco qual è il nostro compito! Ecco che cosa ci chiede Gesù! Ecco che cosa, anche noi, laici, siamo chiamati a fare nella nostra vita ordinaria!

Perché le tenebre non vinceranno. Come leggiamo nell’Apocalisse:

“E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.

Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli”

(Apocalisse 22, 1-5)

#Santanotte amici. La luce di Dio che cammina in mezzo a noi rischiari ogni nostro passo. E, se sapremo custodire la sua luce nel nostro cuore, nessuna ombra ci farà più paura! Dio vi benedica amici cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’adorazione dei pastori” di Gerard (Gerrit) van Honthorst, 1622, 164 x 190 cm,
Wallraf-Richartz-Museum, Cologne

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