Che cosa significa davvero essere misericordiosi?

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Papa Francesco lo ha spiegato all’Udienza Generale. L’invito a non “spiumare” gli altri con le critiche e l’appello a non “dimenticare” gli ammalati di Alzheimer.

Misericordiosi come il Padre” è il motto dell’Anno Santo straordinario, ma attenzione, perchè: “non si tratta di uno slogan ad effetto, ma di un impegno di vita”. Papa Francesco, all’Udienza Generale, ha sviluppato la sua Catechesi attorno al brano del Vangelo di Luca: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso» (Lc, 6,36).

Per comprendere bene questa espressione, possiamo confrontarla con quella parallela del Vangelo di Matteo, dove Gesù dice: “Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt.5,48): essere perfetti significa essere misericordiosi. “Una persona che non è misericordiosa è perfetta? – ha chiesto Francesco rivolgendosi ai numerosi fedeli riuniti in Piazza San Pietro – No! Una persona che non è misericordiosa è buona? No! La bontà e la perfezione si radicano sulla misericordia. Certo, Dio è perfetto”.

“Tuttavia – ha proseguito – se lo consideriamo così, diventa impossibile per gli uomini tendere a quella assoluta perfezione. Invece, averlo dinanzi agli occhi come misericordioso, ci permette di comprendere meglio in che cosa consiste la sua perfezione e ci sprona ad essere come Lui pieni di amore, di compassione, di misericordia”.

Gesù non pensa alla “quantità”

Le parole di Gesù sono realistiche? È davvero possibile amare come ama Dio ed essere misericordiosi come Lui? Se guardiamo la storia della salvezza, vediamo che tutta la rivelazione di Dio è un incessante e instancabile amore per gli uomini: “Dio è come un padre o come una madre che ama di insondabile amore e lo riversa con abbondanza su ogni creatura. La morte di Gesù in croce è il culmine della storia d’amore di Dio con l’uomo. Un amore talmente grande che solo Dio lo può realizzare”. È evidente che, rapportato a questo amore che non ha misura, il nostro amore sempre sarà in difetto. Ma “quando Gesù ci chiede di essere misericordiosi come il Padre, non pensa alla quantità! Egli chiede ai suoi discepoli di diventare segno, canali, testimoni della sua misericordia”.

Lasciarsi riempire il cuore dalla divina misericordia

E la Chiesa non può che essere sacramento della misericordia di Dio nel mondo, in ogni tempo e verso tutta l’umanità. Ogni cristiano, pertanto, è chiamato ad essere testimone della misericordia, e questo avviene in cammino di santità. “Pensiamo – ha osservato Francesco – a quanti santi sono diventati misericordiosi perché si sono lasciati riempire il cuore dalla divina misericordia. Hanno dato corpo all’amore del Signore riversandolo nelle molteplici necessità dell’umanità sofferente. In questo fiorire di tante forme di carità è possibile scorgere i riflessi del volto misericordioso di Cristo”.

Che cosa significa davvero essere misericordiosi?
Ma che cosa significa essere misericordiosi?

Ci domandiamo: “Che cosa significa per i discepoli essere misericordiosi?”. Gesù ce lo spiega con due verbi: “perdonare” e “donare”. La misericordia si esprime, anzitutto, nel perdono: “è il perdono infatti il pilastro che regge la vita della comunità cristiana, perché in esso si mostra la gratuità dell’amore con cui Dio ci ha amati per primo”.

“Il cristiano deve perdonare! Ma perché? Perché è stato perdonato”. Poi, rivolgendosi alla folla: “Tutti noi che stiamo qui, oggi, in piazza, tutti noi, siamo stati perdonati. Nessuno di noi, nella sua vita, non ha avuto bisogno del perdono di Dio. E perché noi siamo stati perdonati, dobbiamo perdonare”. Lo recitiamo tutti i giorni nel Padre Nostro: “Perdona i nostri peccati; perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Cioè perdonare le offese, perdonare tante cose, perché noi siamo stati perdonati da tante offese, da tanti peccati.

Che cosa significa davvero essere misericordiosi?

Il pilastro del perdono

E così è facile perdonare: “se Dio ha perdonato me, perché non devo perdonare gli altri? Sono più grande di Dio? Capite bene questo?”. Questo pilastro del perdono ci mostra la gratuità dell’amore di Dio, che ci ha amato per primi. Giudicare e condannare il fratello che pecca è sbagliato. Non perché non si voglia riconoscere il peccato, ma perché condannare il peccatore spezza il legame di fraternità con lui e disprezza la misericordia di Dio, che invece non vuole rinunciare a nessuno dei suoi figli: “Non abbiamo il potere di condannare il nostro fratello che sbaglia, non siamo al di sopra di lui: abbiamo piuttosto il dovere di recuperarlo alla dignità di figlio del Padre e di accompagnarlo nel suo cammino di conversione”.

Il pilastro del dono

Alla sua Chiesa, a noi, Gesù indica anche un secondo pilastro: “donare”. Perdonare è il primo pilastro; donare è il secondo pilastro. “Date e vi sarà dato […] con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio” (v. 38). Dio dona ben al di là dei nostri meriti, ma “sarà ancora più generoso con quanti qui in terra saranno stati generosi”. Gesù non dice cosa avverrà a coloro che non donano, ma l’immagine della “misura” costituisce un ammonimento: “con la misura dell’amore che diamo, siamo noi stessi a decidere come saremo giudicati, come saremo amati. Se guardiamo bene, c’è una logica coerente: nella misura in cui si riceve da Dio, si dona al fratello, e nella misura in cui si dona al fratello, si riceve da Dio!”.

Che cosa significa davvero essere misericordiosi?
Non “spiumare” gli altri con le critiche

L’amore misericordioso è perciò l’unica via da percorrere: “Quanto bisogno abbiamo tutti di essere un po’ più misericordiosi, di non sparlare degli altri, di non giudicare, di non «spiumare» gli altri con le critiche, con le invidie, con le gelosie. No! Perdonare, essere misericordiosi, vivere la nostra vita nell’amore e donare. Essa – carità e questo amore – permette ai discepoli di Gesù di non perdere l’identità ricevuta da Lui, e di riconoscersi come figli dello stesso Padre. Nell’amore che essi – cioè noi – praticano nella vita si riverbera così quella Misericordia che non avrà mai fine (cfr 1 Cor 13,1-12)”.

“Ma – ha concluso Francesco – non dimenticatevi di questo: misericordia e dono; perdono e dono. Così il cuore si allarga, si allarga nell’amore. Invece l’egoismo, la rabbia, fa il cuore piccolo, piccolo, piccolo, piccolo e si indurisce come una pietra”.

Ed al termine dell’udienza il Papa ha “dialogato” con i fedeli, come spesso fa nei momenti in cui desidera sottolineare un concetto particolare: “Cosa preferite voi? Un cuore di pietra? Vi domando, rispondete!”. Dalla piazza si è alzato un: “No!”. “Non sento bene…”. Un altro coro di: “No!”. “Un cuore pieno di amore?”. Questa volta la risposta decisa è: “Sì!”. “Se preferite un cuore pieno di amore, siate misericordiosi!”.

Che cosa significa davvero essere misericordiosi?

L’appello per i malati di Alzheimer

Oggi ricorre la XXIII Giornata mondiale per l’Alzheimer, che ha per tema “Ricordati di me”. Il Papa ha invitato tutti i presenti a “ricordarsi”, con “la sollecitudine di Maria” e con “la tenerezza di Gesù Misericordioso”, di quanti sono affetti da questo morbo e dei loro familiari per far sentire la nostra vicinanza: “Preghiamo anche per le persone che si trovano accanto ai malati sapendo cogliere i loro bisogni, anche quelli più impercettibili, perché visti con occhi pieni di amore”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

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