Che cos’è un miracolo?

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Ci sono momenti particolari in cui Dio sospende il corso delle leggi fisiche per introdurre delle eccezioni: i miracoli

Il mio in(solito) commento a:
Nascita di Giovanni Battista (Lc 1,57-66)

Dal Magnificat al Benedictus: un viaggio lungo una catena di miracoli collega l’Antico con il Nuovo Testamento. Prima della Natività di Gesù i Vangeli ci presentano le Annunciazioni a Maria e a Zaccaria e la nascita del Precursore: San Giovanni il Battista.

La storia di Zaccaria ed Elisabetta ci insegna che non bisogna mai perdere la speranza perché “nulla è impossibile a Dio”. Ma quale speranza stavano perdendo? Dobbiamo ricordare che, presso il popolo di Israele, così come accade per molte altre popolazioni dello stesso periodo storico, per una coppia sposata, non avere figli era considerata una disgrazia. Il Vangelo ci dice che entrambi i coniugi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile. La sterilità veniva additata come causa di vergogna e disonore (cfr. Genesi 30,23 ; 1Samuele 1,5-8) perché non permette di tramandare il proprio nome. Una condizione che veniva considerata un castigo (cfr. 2Samuele 6,23 ; Osea 9,11) ed equivaleva a essere maledetti da Dio.

Nell’Antico Testamento troviamo altre situazioni simili: quella di Anna, la madre del profeta Samuele, colui che unse Davide re di Israele; quella di Sara, moglie di Abramo e madre di Isacco; quella di Rachele, moglie di Isacco e madre di Giacobbe. La Bibbia tace poi su un’altra sterilità di cui ci parla ampiamente la letteratura apocrifa: quella di Anna e Gioacchino, i genitori della Vergine Maria. Anche a loro l’Arcangelo Gabriele annuncerà separatamente la nascita di una bambina che avrebbe cambiato i destini del mondo. A Samuele, Isacco, Giacobbe, Maria, Giovanni Battista, figli di genitori sterili, spetteranno ruoli fondamentali per lo sviluppo della fede. Ciascuno di loro ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità. Eppure, nessuno di loro, stando alle leggi di natura, sarebbe dovuto nascere.

Ci sono momenti particolari in cui Dio sospende il corso delle leggi fisiche per introdurre delle eccezioni: i miracoli, interruzioni momentanee di quel flusso costante di equazioni e variabili che descrive la normalità della natura, sono istanti in cui l’amore di Dio sovverte ogni regola. Perché il sentimento che Dio prova per noi è incontenibile e straborda ben oltre la normalità. Quando l’amore è vero, questo cresce e nel tempo dà frutto. Zaccaria ama profondamente Elisabetta. San Luca apre la sua narrazione parlando di questa coppia toccata dalla grazia procreatrice di Dio, per mostrare come Egli operi meraviglie nelle vite di quanti confidano in Lui e sanno attendere e aspettare i tempi del Suo intervento. Questi due grandi Santi ci insegnano pure che un cuore che ama veramente sperimenta la potenza del Signore, non in base ai propri progetti, ma secondo la volontà di Lui che è sempre sovrana e alla quale ci si deve abbandonare con fede incondizionata.

Il ruolo di Elisabetta, dunque, contro ogni previsione, è quello di essere la madre di colui che sarà destinato a preparare la via a Gesù: Giovanni il Battista. Elisabetta sente dentro di sé questa grazia come sente la vita crescerle nel grembo, quella vita che le sussulta dentro alla visita inaspettata della cugina Maria. Anche lei ha ricevuto l’annuncio dell’angelo al quale ha immediatamente detto sì; anche lei è piena di grazia. È l’incontro tra due donne che portano in grembo la storia della salvezza.

Zaccaria è un sommo sacerdote, uno tra i pochi autorizzati ad entrare nel luogo più sacro del tempio, quello protetto da quel velo che si squarcerà alla morte di Gesù, come ad indicare che Dio non vivrà più in un luogo separato, ma abiterà per sempre in mezzo alle proprie creature. Proprio mentre si trova nel tempio, Zaccaria riceve la visita dell’arcangelo Gabriele che gli preannuncia la gravidanza di sua moglie. Zaccaria, però, nonostante sia un uomo pio, chiederà al messo di Dio una prova. La sua incapacità di abbandonarsi con fiducia al miracolo di Dio lo condannerà a restare muto fino all’ottavo giorno dopo la nascita del figlio, quando il bambino dovrà essere circonciso: solo allora la sua lingua si scioglierà per annunciare che il bambino si chiamerà Giovanni.

Quando viene meno la fede, diventiamo tutti un po’ muti. Senza credere non siamo in grado di affrontare le sfide della vita, vacilliamo, cadiamo… Zaccaria non poteva neppure svolgere il proprio compito: come sacerdote doveva benedire la gente, ma: “faceva al popolo dei cenni e restava muto” (cfr. Lc 1,22).

Principio della fede è Dio che promette e dà vita. L’incredulità è una sordità a Dio, che rende muto l’uomo, ma non impedisce che la promessa si compia.

Che cosa impariamo da questo brano di Vangelo? Prima di tutto che non dobbiamo disperare mai, ma dobbiamo conservare fede e fiducia in Dio che, al momento opportuno, per amore, è pronto anche a sconvolgere le leggi della natura e permettere i più impensati dei miracoli. Nulla e nessuno può fermare l’amore di Dio!

Che altro? Che, proprio quando tutto sembra perduto, la luce sfolgorante di Dio può scacciare anche le più profonde delle tenebre e riportare la luce nella vita degli uomini. Perché nulla è impossibile a Dio.

Infine che, proprio chi sembrava destinato a non nascere, toccato dall’incontenibile amore di Dio, diverrà capace di compiere le cose più grandi.

#Santanotte amici, non disperiamo mai, ma confidiamo sempre in Dio, certi che, al momento opportuno, Egli ci sorprenderà, rendendo possibile anche l’impossibile. Dio vi benedica amici cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Madonna con Bambino e San Giovannino”, di Fra Bartolomeo (Bartolomeo di Paolo del Fattorino), 1497, olio e foglia d’oro su tavola, 58.4 x 43.8 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York

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