Apriamo il nostro cuore per essere misericordiosi come il Padre

Apriamo il nostro cuore per essere misericordiosi come il Padre

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Nessuno può toglierci la dignità di figli di Dio, neppure il diavolo. La catechesi del Papa sulla parabola del padre misericordioso all’Udienza Generale

La tenerezza del padre buono è anche quella del Papa che, dopo aver commentato la parabola, ha voluto confortare con il suo abbraccio un po’ tutti noi: “Penso alle mamme e ai papà in apprensione quando vedono i figli allontanarsi imboccando strade pericolose. Penso ai parroci e catechisti che a volte si domandano se il loro lavoro è stato vano. Ma penso anche a chi si trova in carcere, e gli sembra che la sua vita sia finita; a quanti hanno compiuto scelte sbagliate e non riescono a guardare al futuro; a tutti coloro che hanno fame di misericordia e di perdono e credono di non meritarlo…”.

Questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai: “In qualunque situazione della vita, non devo dimenticare che non smetterò mai di essere figlio di Dio, essere figlio di un Padre che mi ama e attende il mio ritorno. Anche nella situazione più brutta della vita, Dio mi attende, Dio vuole abbracciarmi, Dio mi aspetta”.

Partiamo dalla fine

Il commento del Papa inizia proprio dalla fine della parabola, cioè dalla gioia del cuore del Padre, che dice: “Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (vv. 23-24). Con queste parole il padre ha interrotto il figlio minore nel momento in cui stava confessando la sua colpa: “Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio…” (v. 19).

Questa espressione è “insopportabile per il cuore del padre”, che invece “si affretta a restituire al figlio i segni della sua dignità”: il vestito bello, l’anello, i calzari. Gesù non descrive un padre offeso e risentito, un padre che, ad esempio, dice al figlio: “Me la pagherai. No, il padre lo abbraccia, lo aspetta con amore”.

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Una misericordia traboccante

L’unica cosa che il padre ha a cuore è che questo figlio sia davanti a lui sano e salvo e questo lo fa felice e fa festa. L’accoglienza del figlio che ritorna è descritta in modo commovente: “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (v. 20).

“Quanta tenerezza – ha osservato Francesco – lo vide da lontano: cosa significa questo? Che il padre saliva sul terrazzo continuamente per guardare la strada e vedere se il figlio tornava; quel figlio che aveva combinato di tutto, ma il padre lo aspettava. Che cosa bella la tenerezza del padre! La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli”.

La nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi “nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità”.

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Il figlio maggiore

Nella parabola c’è un altro figlio, il maggiore; anche lui ha bisogno di scoprire la misericordia del padre. Lui è sempre rimasto a casa, “ma è così diverso dal padre!” Le sue parole mancano di tenerezza: “Ecco io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando… ma ora che è tornato questo tuo figlio…” (vv. 29-30). Il Papa ha evidenziato come il figlio maggiore non usi mai la parola “padre”, nè “fratello”:  egli “pensa soltanto a sé stesso, si vanta di essere rimasto sempre accanto al padre e di averlo servito; eppure non ha mai vissuto con gioia questa vicinanza”.

E adesso “accusa il padre” di non avergli mai dato un capretto per fare festa. “Povero padre! – ha commentato Papa Francesco – Un figlio se n’era andato, e l’altro non gli è mai stato davvero vicino! La sofferenza del padre è come la sofferenza di Dio, la sofferenza di Gesù quando noi ci allontaniamo o perché andiamo lontano o perché siamo vicini ma senza essere vicini”.

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Tutti noi abbiamo bisogno di misericordia

Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. I giusti, quelli che si credono giusti, hanno anche loro bisogno di misericordia. Questo figlio rappresenta noi quando ci domandiamo se valga la pena faticare tanto se poi non riceviamo nulla in cambio. Gesù ci ricorda che “nella casa del Padre non si rimane per avere un compenso, ma perché si ha la dignità di figli corresponsabili”. Non si tratta di “barattare” con Dio, ma di “stare alla sequela di Gesù che ha donato sé stesso sulla croce senza misura”.

I due fratelli non parlano fra di loro, vivono storie differenti, ma ragionano entrambi secondo una logica estranea a Gesù: “se fai bene ricevi un premio, se fai male vieni punito; e questa non è la logica di Gesù, non lo è!” Questa logica viene sovvertita dalle parole del padre: “Bisognava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (v. 31). Il padre ha recuperato il figlio perduto, e ora può anche restituirlo a suo fratello! Senza il minore, anche il figlio maggiore smette di essere un “fratello”. La gioia più grande per il padre è vedere che i suoi figli si riconoscano fratelli.

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Che ne sarà del fratello maggiore?

I figli possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare. Devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita. La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore. E questo è uno stimolo per noi. “Questo Vangelo – ha concluso il Papa – ci insegna che tutti abbiamo bisogno di entrare nella casa del Padre e partecipare alla sua gioia, alla sua festa della misericordia e della fraternità. Fratelli e sorelle apriamo il nostro cuore, per essere misericordiosi come il Padre”!

La Preghiera per il Brasile

Al termine dell’Udienza, come di consueto, il Papa si è soffermato a salutare i pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. “Nel salutare voi – ha detto Francesco rivolgendosi ai brasiliani – il mio pensiero va alla vostra amata Nazione. In questi giorni in cui ci prepariamo alla festa di Pentecoste, chiedo al Signore che effonda abbondantemente i doni del suo Spirito, affinché il Paese, in questi momenti di difficoltà, proceda sui sentieri dell’armonia e della pace, con l’aiuto della preghiera e del dialogo. La vicinanza di Nostra Signora Aparecida, che come una buona Madre non abbandona mai i suoi figli, sia difesa e guida nel cammino”.

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Fatima e Giovanni Paolo II

Il saluto ai polacchi è stata invece l’occasione per ricordare la memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Fatima, che ricorrerà il prossimo venerdì: “In quest’apparizione Maria ci invita ancora una volta alla preghiera, alla penitenza e alla conversione. Ci chiede di non oltraggiare più Dio. Avverte l’umanità intera della necessità di abbandonarsi a Dio, fonte d’amore e di misericordia. Sull’esempio di san Giovanni Paolo II, grande devoto della Madonna di Fatima, mettiamoci in attento ascolto della Madre di Dio e impetriamo la pace per il mondo”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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