A Villa Nazareth il lato umano di Papa Francesco

A Villa Nazareth il lato umano di Papa Francesco

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La testimonianza: “anch’io ho avuto crisi di fede”. Poi il martirio dei cristiani in Medio Oriente e il martirio dell’onestà nel “paradiso delle tangenti”, il significato del matrimonio e la condanna del lavoro schiavo.  

Un incontro molto emozionante. Papa Francesco ha visitato Villa Nazareth, struttura creata 70 anni fa da Mons. Domenico Tardini per accogliere orfani e figli di famiglie in difficoltà,  oggi ospita studenti meritevoli che si trovano in situazioni di disagio economico.  “Erano sette domande e io ho fatto il sermone delle sette parole che in Argentina durava tre ore” ha commentato il Santo Padre scherzando.

A Villa Nazareth il lato umano di Papa Francesco
Il seme della testimonianza

La visita è iniziata con il commento della parabola del buon samaritano, nella cappella della Sacra Famiglia, alla presenza di un gruppo di studenti. Il Papa si è soffermato sulla figura dell’albergatore “che certamente sarà andato in Paradiso” ed ha parlato dell’importanza della testimonianza. Proprio l’albergatore, infatti, essendo stato testimone dell’altruismo del samaritano, ha ricevuto il seme, che sarà poi cresciuto nel suo cuore. E questa è la testimonianza: “La testimonianza passa e se ne va. Tu la lasci lì e vai. Solo il Signore la custodisce, la fa crescere, come fa crescere il seme, mentre il padrone dorme, cresce, la pianta”.

“E che il Signore ci liberi dai briganti, ci liberi dai sacerdoti di fretta o che vanno in fretta, sempre, non hanno tempo di ascoltare, di vedere, devono fare le loro cose… ci liberi dai dottori che vogliono presentare la fede di Gesù Cristo con una rigidità matematica, e ci insegni a fermarci e ci insegni quella saggezza del Vangelo: sporcarsi le mani. Che il Signore ci dia questa grazia”.

Nel campo sportivo della struttura il Papa è stato accolto con molti abbracci e lunghi applausi, poi ha risposto, interamente a braccio, alle sette domande che gli sono state poste.

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Parcheggiati nella vita

“Chi non rischia non cammina”. Papa Francesco ha esortato i ragazzi a mettersi in gioco ed assumersi le proprie responsabilità: “Ma se sbaglio? Ma, benedetto il Signore! Sbaglierai di più se tu rimani fermo, ferma: quello è lo sbaglio, lo sbaglio brutto, la chiusura. Rischia. E’ molto triste vedere vite parcheggiate; è molto triste vedere persone che sembrano più mummie da museo che esseri viventi”. Il Santo Padre ha poi messo in guardia i giovani dal pericolo del narcisismo: “Lo specchio è di moda. Guardarsi. Quel narcisismo che ci offre la cultura di oggi”.

Il martirio dei cristiani

Non piace a Papa Francesco la definizione “genocidio” per i cristiani del Medio Oriente: “si tratta di un’espressione riduttiva, che sposta la questione sul piano sociologico. In realtà, in Medio Oriente, si sta verificando una persecuzione, un martirio, e quindi il sacrificio della propria vita per ragioni di fede”. Il Santo Padre ha ricordato “i cristiani copti sgozzati sulle spiagge della Libia”. Tutti sono morti dicendo: “Gesù, aiutami”. “Io sono sicuro – ha osservato – che la maggioranza di loro non sapeva neppure leggere ma erano dottori di coerenza cristiana, cioè erano testimoni di fede e la fede ci fa testimoniare tante cose difficili nella vita”.

Ci sono, infine, altre forme di martirio: nel mondo di oggi, che è diventato il “paradiso delle tangenti”, c’è “il martirio dell’onestà”. Poi c’è “il martirio del silenzio” davanti alla tentazione delle chiacchiere. C’è il martirio di tutti i giorni: “il martirio della pazienza nell’educazione dei figli; il martirio della fedeltà all’amore”.

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Le crisi di fede

Ad uno dei ragazzi, che ha chiesto al Papa se avesse mai avuto crisi di fede, ha risposto: “Tante volte mi trovo in crisi con la fede, a volte ho avuto l’audacia di rimproverare Gesù ed anche di dubitare: – Questo sarà la verità? Sarà un sogno? – e questi dubbi li ho avuti da ragazzo, da seminarista, da religioso, da prete, da vescovo ed anche da Papa”. Un cristiano che non ha sentito questo alcune volte… uno a cui “la fede non è entrata in crisi”, è un cristiano “a cui manca qualcosa”.

La gratuità, linguaggio di Dio

Il mondo di oggi è dominato dalla logica utilitaristica del “do ut des”: “Oggi dobbiamo fare tanto lavoro per distinguere i santi da quelli che si truccano per apparire come santi, eh? Tanti cristiani truccati che non sono cristiani, perché non sanno di gratuità. Vivono altrimenti”. Individualismo ed edonismo portano a gravi ingiustizie umane.

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Il dio denaro che uccide l’uomo

Papa Francesco ha denunciato il lavoro schiavo, “che non permette di vivere la gratuità dell’amore di Dio” e non consente ai genitori di trovare il tempo per giocare con i propri figli. E’ il “prodotto da un economia che oggi uccide ponendo al centro il dio denaro”. “Una mattina puoi trovare un senza tetto morto di freddo in piazza Risorgimento e non è notizia. Ma se i punti della Borsa di Tokio o New York calano di 2 o 3 punti è una grande tragedia internazionale”.

Il Santo Padre ha poi elogiato la figura di San Giovanni Bosco, che “in quella Torino massonica, mangiapreti, povera, dove i ragazzi erano per strada” ha fatto “educazione d’emergenza” ed ha permesso ai giovani di studiare per “imparare mestieri semplici ed entrare nella cultura del lavoro”. “Il lavoro – ha proseguito – non è fare cose: assomiglia a Dio che è creatore, artigiano. È un luogo di vocazione, non un luogo di stallo, di parcheggio”.

Infine la raccomandazione: “curate la famiglia, il marito, la moglie, curate i bambini, curate i nonni: loro sono la nostra memoria!”.

Il valore dell’accoglienza

“Saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo impiegato i talenti, doni ricevuti da Dio”. Uno dei talenti più grandi è “l’accoglienza” in una “civiltà dalle porte chiuse”. “L’accoglienza è la porta della strada cristiana”: Una Chiesa a porte chiuse significa “che quella comunità cristiana ha il cuore chiuso, è rinchiusa in se stessa”. “E noi dobbiamo riprendere il senso dell’accoglienza”.

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Il vero significato del matrimonio

Spesso i fidanzati ignorano il valore sacramentale del Matrimonio “perché questa cultura del provvisorio penetra tanto in noi, nei nostri valori, nei nostri giudizi”. Sentiamo spesso dire: “Io mi sposo finché l’amore dura, e quando non dura è finito il matrimonio”. La Chiesa dovrà lavorare molto nella preparazione al matrimonio: “È meglio non sposarsi e non ricevere il sacramento, se non si è sicuri che lì c’è un mistero sacramentale: l’abbraccio di Cristo con la Chiesa”. Oggi invece il matrimonio viene spesso percepito come un fatto “puramente sociale”, perchè i fidanzati non sono liberi da questa cultura “mondana, consumistica, edonistica”. Il matrimonio, però, “lo si può ricevere solo nella libertà: se non sei libero, non lo ricevi”.

Non ci sono dirigenti eterni

Rispondendo all’ultima domanda, sui rischi di divisione dentro le associazioni il Papa ha raccomandato di ricorrere sempre al dialogo per preservare l’unità: “Non dovete permettervi divisioni tra di voi. Se ci sono, incontratevi, litigate, dite la vostra, arrabbiatevi, ma da lì uscirà sempre più forte l’unità”. No ai particolarismi, “che sono brutti”.  Perchè “o ci si salva tutti, o non si salva nessuno”. Occorre anche ricordare che “non ci sono dirigenti eterni. L’unico dirigente eterno è il Padre”. Per questo bisogna essere capaci di fare delle rinunce: “Formare figli, discepoli, e lasciare loro la fiaccola perché la portino avanti”. E’ una rinuncia “di saggezza”, ispirata dallo Spirito Santo, che “è la gioia della Chiesa, è l’armonia, è quello che dalle diversità fa l’armonia di tutta la Chiesa, è la bellezza”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

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