Torino, Mons. Nosiglia: Se oggi Gesù ritornasse nella nostra città...

Torino, Mons. Nosiglia: Se oggi Gesù ritornasse nella nostra città…

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Al tradizionale incontro di Natale con la stampa l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, ha tracciato il bilancio dell’anno. Il grazie a Caritas, alla Società di San Vincenzo De Paoli, ed alle altre associazioni laicali.

“Se oggi Gesù ritornasse nella nostra città, troverebbe una casa, una famiglia, una parrocchia, una comunità religiosa o civile disponibile ad aprirgli la porta e ad accoglierlo?”. E’ la domanda che si è posto Mons. Nosiglia: “Se penso a tante persone senza dimora che dormono per strada o in dormitori comuni anonimi e di pura assistenza, a famiglie sfrattate perché hanno perso il lavoro e non riescono più a pagare l’affitto, a tanti immigrati e rifugiati, compresi minori o donne sole, mi verrebbe da dire che forse nemmeno oggi Gesù troverebbe il calore di una casa e di gente che con gioia apre le porte per accoglierlo”.

Gesù però a Natale verrà accolto, se non nelle case o nei luoghi dove ci sono tante luci, alberi sfavillanti, gente indaffarata alla ricerca dell’ultimo regalo, troverà la sua capanna “fuori della città che conta”, nel cuore di tanta gente che dona il proprio tempo e risorse ai più poveri e nei “luoghi” dove vivono gli ultimi e gli scartati… “Facendo il presepe – ha proseguito – ci accorgiamo che attorno alla grotta di Betlemme dobbiamo metterci i pastori, gente semplice e povera, non i ricchi, potenti e nobili e le persone che contano nel mondo”. Anche oggi sono proprio loro – i poveri, malati ed emarginati – ad insegnarci a riconoscere e ad accogliere il Signore e Salvatore.

Torino, Mons. Nosiglia: Se oggi Gesù ritornasse nella nostra città...

Il calore di una famiglia, almeno per un giorno

L’Arcivescovo ha rinnovato il suo appello ad accogliere, durante le festività, almeno un bisognoso, e condividere con lui un pasto, ma soprattutto per donargli, almeno per un giorno, la gioia di sperimentare il calore di una famiglia.

«Ecco, so alla porta e busso» dice il Signore: «Se tu mi aprirai, verrò con te e ceneremo insieme» (cfr. Ap 3,20). “Il Signore, con i poveri, sta alla porta del nostro cuore e delle nostre case, ma non entra, se noi non gli apriamo. Solo allora gusteremo veramente la gioia della sua venuta”.

Un bilancio sull’anno in corso

Il 2016 non ha ancora segnato un cambio di tendenza rispetto al processo di impoverimento che ha visto colpita una larga fascia della Città. Continua ad emergere il bisogno sommerso che ha portato singoli e famiglie in situazione di fragilità estrema. Un dato tra tutti spicca: nei primi undici mesi dell’anno al solo centro di ascolto della Caritas diocesana (meglio conosciuto come “Le Due Tuniche” n.d.r.) si sono rivolte circa 10.000 persone. Otto anni fa erano meno di mille all’anno.

A questo si aggiungono le decine di migliaia di famiglie e persone che vengono accolte e accompagnate nelle loro difficoltà da ciascuno degli oltre 150 Centri di ascolto della Caritas diocesana, dalla Società di San Vincenzo De Paoli e dalle altre realtà religiose o laiche che presidiano i vari territori.

Mons. Nosiglia ha commosso tutti, e non ha nascosto la sua commozione, leggendo un brano di una lettera ricevuta da una signora “poco più che cinquantenne” che scrive di sentirsi “malata di mal del vivere”, perché i problemi legati al lavoro e alla casa la fanno scivolare nella vergogna e “i debiti ti tolgono la dignità e la voglia di vivere”. Un padre invece scrive: “La mia non è una richiesta di denaro, ma una supplica, affinché mi possa aiutare a trovare lavoro, non importa se il più umile di questo mondo. L’importante è che mi permetta di sostenere la mia famiglia nei bisogni più essenziali”.

Il tema del lavoro e della casa sono urgenti, come è urgente governare i fenomeni sociali conseguenti all’esclusione sociale e lavorativa dei rifugiati sui nostri territori. In risposta agli appelli di Papa Francesco e dello stesso Arcivescovo, sono oltre 400 i rifugiati ospitati gratuitamente da famiglie e parrocchie. Molte altre persone sono ospitate da realtà non diocesane ma di impostazione cristiana come il Sermig e diverse associazioni ecclesiali.

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Le speranze per il futuro

La Diocesi ha presentato numerose proposte concrete, tra le quali una mappatura degli edifici attualmente vuoti, sia strutture che in seguito ad una ristrutturazione potrebbero venire destinati all’accoglienza. Alcuni di questi progetti sono già stati realizzati, come la ristrutturazione dell’ex pensionato dei Missionari della Madonna di La Salette, che ora ospita 80 rifugiati. O il progetto “Home”, che da ottobre 2016 ha dato alloggio a 42 minori non accompagnati. Ma ci sono anche le due “Case di Nonno Mario”: ideate dalla Caritas, hanno accolto 180 padri separati.  E i progetti diocesani Sis.Te.R. e D.Or.Ho, che in due anni hanno ospitato 700 persone in attesa di sbocchi verso la casa popolare.

“Torino è oggi un laboratorio che può diventare un esempio virtuoso e un traino per il nostro Paese”. Mons. Nosiglia ritiene che “l’ascolto” sia fondamentale: i cittadini devono essere messi in grado di essere protagonisti e attori di ogni progetto programmato. Per questo ha promosso l’Agorà del sociale: un luogo dove giovani, rappresentanti delle istituzioni locali, del mondo dell’educazione, dell’associazionismo e della Chiesa si riuniscono insieme per confrontarsi ed individuare un nuovo modello di welfare.

Alessandro Ginotta

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