Scene da Nairobi

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La pedana del direttore del coro immersa nel fango, gli alberelli piantati da Papa Francesco, una mitria di pelle di pecora e la battuta sul paracadute. Quattro pennellate per illustrare, da una prospettiva insolita, il primo viaggio di Papa Francesco in Africa.

Nairobi tra fango e grattacieli

La capitale del Kenya è così. Alti grattacieli svettano sulle strade asfaltate, perennemente congestionate dal traffico caotico di automobili, camion, biciclette, carretti e pedoni. I cantieri, un po’ ovunque, stanno trasformando il volto della città, ma può capitare che alcune vie si interrompano improvvisamente per lasciare il posto alle strade sterrate.

La pioggia, che in queste ore è caduta copiosa su Nairobi, ha disseminato il terreno di profonde pozzanghere.  Ma non è bastata a fermare l’entusiasmo dei keniani, accorsi più che mai numerosi per assistere alla Santa Messa celebrata da Papa Francesco al Campus dell’Università.

Scene da Nairobi

Le vesti dei sacerdoti sono sporche di fango. I fedeli scalzi, ed anche quelli che indossano le loro calzature migliori, non esistano ad immergere i piedi nel pantano pur di avvicinarsi al palco. Da un lato vediamo la pedana del direttore del coro: un parallelepipedo alto qualche decina di centimetri e largo a malapena quanto basta per sostenere una persona. Proprio lì, su quella pedana stretta, un bambino in casacca verde, accanto al maestro, finge di dirigere il coro. Canti, balli, suoni, colori. Simboli dell’allegria e della gioia, della gioventù di tutto il popolo keniano. Perfino sotto la pioggia battente.

Gli alberelli piantati da Papa Francesco

Anche le scarpe di Papa Francesco sono vissute. Il Santo Padre ha piantato due alberi. Uno poco prima di entrare nella sede dell’Onu, l’altro nel giardino della State House, insieme al presidente Kenyatta. Piantare un alberello, che cresca per le nuove generazioni, è un’usanza diffusa tra i giovani studenti del Kenya che giungono al termine del loro percorso di studi. Rappresenta i loro sentimenti di speranza e di apertura per il futuro.

“Mentre raggiungevo questa sala – osserva Papa Francesco – sono stato invitato a piantare un albero nel parco del Centro delle Nazioni Unite. Ho voluto accettare questo gesto simbolico e semplice, pieno di significato in molte culture.

Piantare un albero è, in primo luogo, un invito a continuare a lottare contro fenomeni come la deforestazione e la desertificazione. A sua volta, piantare un albero ci provoca a continuare ad avere fiducia, a sperare e soprattutto a impegnarci concretamente per trasformare tutte le situazioni di ingiustizia e di degrado che oggi soffriamo”.

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Una mitria di pelle di pecora

E’ il regalo che Mons. Virgilio Pante, missionario della Consolata e vescovo della diocesi di Maralar, nel nord del Kenya, desiderava fare a Papa Francesco fin dal marzo 2013, quando lo aveva sentito invitare presbiteri, vescovi e cardinali ad essere “pastori con l’odore delle pecore”.

Prima dell’inizio della Santa Messa al Campus dell’Università di Nairobi ci è riuscito: ha avvicinato il Santo Padre e gli ha consegnato la mitria che Francesco ha voluto subito indossare per la celebrazione.

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“Almeno datemi un paracadute…”

Papa Francesco ha intrapreso questo viaggio con grandissima determinazione. Nonostante gli allarmi di alcuni servizi di intelligence, il Santo Padre è risoluto e desidera portare a termine anche la terza tappa del viaggio.

Nei giorni scorsi ha avuto un certo risalto la battuta di Papa Francesco che, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se non fosse impensierito per la sicurezza del viaggio aveva risposto con un sorriso: “Sono più preoccupato per le zanzare…”. A questo riguardo c’è anche un secondo episodio piuttosto curioso:

Il comandante del volo Alitalia che stava portando il Santo Padre a Nairobi, parlando delle tappe del viaggio avrebbe detto: “Faremo tutto il possibile per portarla nella Repubblica Centrafricana”. Papa Francesco, sempre scherzando, avrebbe risposto: “Se non ci riuscite almeno datemi un paracadute che ci vado da solo!”.

Sugli striscioni a Bangui si legge “Watokutati-siriri”, ovvero: “il messaggero di pace”. Per portare un messaggio di pace in un paese insanguinato da anni di guerra civile, il Papa, per la prima volta nella storia, aprirà la Porta del Giubileo in una cattedrale che non sarà la Basilica di San Pietro.

Papa Francesco, preghiamo tutti per te.

Di Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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