Il dipinto di oggi è “Le Pie donne al Sepolcro”, del pittore italiano Annibale Carracci, 1600 circa, olio su tela, 121x146 cm, Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo, Russia

Sai che il tuo cuore ha una porticina? Dischiudila, tutto cambierà!

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-2.11-18)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Parola del Signore

Gv 12,44-50

Incontrare Gesù senza riconoscerlo. Quante volte succede anche a noi? “Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,42-43). Ogni volta che fingiamo di non vedere un povero, ogni volta che chiudiamo la porta davanti ad uno straniero, ogni volta che non ci curiamo dell’anziano, solo, in ospedale, ogni volta che dimentichiamo che anche nel petto del carcerato batte un cuore… tutti noi, io per primo, chiudiamo gli occhi davanti a Gesù. Lo abbiamo davanti e non lo troviamo… non ce ne rendiamo conto.

Ma allo stesso tempo quante volte capita anche a noi, come a Santa Maria Maddalena, che pure lo amava, di andare a cercare Gesù dove Lui non c’è. Pensiamo di trovalo in un sepolcro vuoto… mentre Lui è già nel nostro cuore che ci aspetta. Ma il nostro cuore è chiuso e non sa dove guardare… così continuiamo a vagare nel buio, senza vedere Gesù, mentre la luce è lì, che brilla proprio al centro del nostro petto. Basterebbe socchiudere un piccolo spiraglio per vederla. Basterebbe aprire un po’ il nostro cuore per trovare proprio quel Gesù che stiamo cercando.

Ma Lui insiste e bussa: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3,20). Bussa forte Gesù alle pareti del nostro cuore, che è fatto di ferro e di pietra. Sì… è pesante il nostro petto, perchè siamo peccatori, ma ci riteniamo giusti. Chi di noi non è un po’ così? Io per primo: siamo abilissimi nel trovare la pagliuzza negli occhi del fratello, ma… non vediamo la trave che è nel nostro (cfr. Lc 6,41). E… proprio come gli scribi ed i farisei, siamo sempre pronti a mormorare e criticare. La nostra lingua tagliente ne ha per tutti, neppure il Papa è risparmiato dalle critiche. Forse saremmo capaci di mormorare perfino contro Gesù. Quanto è pesante il nostro cuore!

Vedete amici, Dio è sempre qui, accanto a noi, come il padre buono dell’omonima parabola, Egli non desidera altro che riabbracciarci. Perdonare tutti i nostri peccati: “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa” (Lc 15,21-23). Dio vuole fare festa. Sì, perchè: “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7).

Il perdono del Padre è sempre “a portata di mano” (basta afferrarla…) l’amore di Gesù è sempre nel nostro cuore. Ma allora? Perchè esiste l’inferno? Esiste… perchè siamo noi che ci condanniamo da soli. Prima, con i nostri errori. Ma… ben più grave dei nostri errori, è la chiusura del nostro cuore: il non riconoscere Dio, il mormorare anche contro di Lui, il non permettergli di perdonarci. Se ci ostiniamo a non credere in Lui, a non seguire la sua Parola, a non aprirci al suo amore, allora saremo noi stessi ad auto-condannarci all’inferno. La lontananza da Dio. La privazione di Dio.

Ma la forza dell’amore di Cristo è così potente, che può convertire anche il cuore più pesante, anche chi ha commesso un’infinità di atroci peccati, se solo socchiuderà la porticina del suo cuore, potrà rimanere folgorato dalla luce dell’amore di Dio.

Lo sa bene Maria Maddalena che, come noi, peccatrice, è stata redenta grazie all’amore. La Maddalena ha dischiuso la porta del suo cuore, ed ha visto lo splendore della luce di Gesù. Proviamo anche noi amici? Proviamo a socchiudere uno spiraglio? Basta poco, una piccola fessura, sottile sottile… e l’amore di Gesù invaderà la nostra vita. E la gioia di Gesù farà sorridere il nostro cuore rimasto muto per troppo tempo. E tutto riacquisterà colore. Quel colore che questo mondo anonimo ci aveva rubato. Quel sentire che la nostra esistenza vuota non aveva mai avuto. Recuperemo così il senso della nostra vita.

Faremo anche noi l’esperienza di Maria Maddalena, Gesù chiamerà anche noi per nome: “Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!»” (v. 16). E’ potente l’amore di Gesù. E’ potente il suo perdono. Proviamolo!

Cari amici, le domande che oggi vi propongo (e mi propongo) sono: Qual’è il macigno che più pesa nel mio cuore, il peccato, il dispiacere, il dolore che non mi permette proprio di vivere la vita che Gesù vorrebbe per me? Cosa mi propongo di fare per alleggerire questo peso, per aprire uno spiraglio a Gesù, per farlo entrare nella mia vita come Lui vorrebbe? E ancora: Ma sono davvero capace di riconoscere Gesù?

Questa notte, Gesù, Ti affido tutti i miei amici e le persone che conosco! Fa’ che aprano tutti il loro cuore al Tuo infinito amore. Fa’ che tutti si convertano, abbandonino la vita di mormorazioni, di malcontento, di divisione… per abbracciare il perdono, l’amore, la condivisione! Fa’ che il mondo domani, diventi migliore. Fallo, Ti prego, con il Tuo amore!

#Santanotte amici miei! 🙂 🙂 🙂

Il dipinto di oggi è “Le Pie donne al Sepolcro”, del pittore italiano Annibale Carracci, 1600 circa, olio su tela, 121x146 cm, Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo, Russia

Il dipinto di oggi è “Le Pie donne al Sepolcro”, del pittore italiano Annibale Carracci, 1600 circa, olio su tela, 121×146 cm, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo, Russia

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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