La vocazione di San Matteo

Sai che Gesù sta aspettando anche te? Sì, proprio adesso!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,9-13)

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore

Gv 12,44-50

Cari amici, voi sapete che io cerco sempre di abbinare un dipinto ad ogni brano di Vangelo e, in un certo modo, mi aiuto con l’immagine ad immergermi, e farvi entrare, nell’episodio che commentiamo. Oggi più che mai il dipinto ha un ruolo fondamentale… vediamo perchè:

Anzitutto vi presento un giovane “diciassettenne”. Forse lo conoscerete anche voi… Il suo nome è: Jorge Mario Bergoglio. Ah… dimenticavo… abbiamo fatto un passo indietro nella storia: siamo al 21 settembre 1953 (il 21 settembre è il giorno in cui la Liturgia propone il brano della Chiamata di Matteo): quel giorno Gesù stava sussurrando anche al cuore di questo giovane…

Ma lasciamo che sia proprio il diretto interessato a raccontarcelo:

“C’è un giorno per me molto importante: il 21 settembre del ‘53. Avevo quasi 17 anni. Era il “Giorno dello studente”, per noi il giorno della Primavera – da voi è il giorno dell’Autunno. Prima di andare alla festa, sono passato nella parrocchia dove andavo, ho trovato un prete, che non conoscevo, e ho sentito la necessità di confessarmi.

Questa è stata per me un’esperienza di incontro: ho trovato che qualcuno mi aspettava. Ma non so cosa sia successo, non ricordo, non so proprio perché fosse quel prete là, che non conoscevo, perché avessi sentito questa voglia di confessarmi, ma la verità è che qualcuno m’aspettava. Mi stava aspettando da tempo. Dopo la Confessione ho sentito che qualcosa era cambiato. Io non ero lo stesso. Avevo sentito proprio come una voce, una chiamata: ero convinto che dovessi diventare sacerdote. Questa esperienza nella fede è importante.

Noi diciamo che dobbiamo cercare Dio, andare da Lui a chiedere perdono, ma quando noi andiamo, Lui ci aspetta, Lui è prima! Noi, in spagnolo, abbiamo una parola che spiega bene questo:  – Il Signore sempre ci primerea – , è primo, ci sta aspettando! E questa è proprio una grazia grande: trovare uno che ti sta aspettando. Tu vai peccatore, ma Lui ti sta aspettando per perdonarti. Questa è l’esperienza che i Profeti di Israele descrivevano dicendo che il Signore è come il fiore di mandorlo, il primo fiore della Primavera (cfr Ger 1,11-12). Prima che vengano gli altri fiori, c’è lui: lui che aspetta.

Il Signore ci aspetta. E quando noi Lo cerchiamo, troviamo questa realtà: che è Lui ad aspettarci per accoglierci, per darci il suo amore. E questo ti porta nel cuore uno stupore tale che non lo credi, e così va crescendo la fede! Con l’incontro con una persona, con l’incontro con il Signore” (Dal discorso di Papa Francesco di sabato 18 maggio 2013, Veglia di Pentecoste).

Ma veniamo al quadro: La Chiamata di Matteo, opera di Caravaggio, si trova nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Papa Francesco, anche prima della sua elezione a Pontefice, si recava spesso proprio in questa chiesa a contemplarlo: “Quel dito di Gesù così… verso Matteo. Così sono io. Così mi sento. Come Matteo”. “È il gesto di Matteo che mi colpisce: afferra i suoi soldi, come a dire: ‘no, non me! No, questi soldi sono miei!’. Ecco, questo sono io: ‘un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi’. E questo è quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice”.

“Io sono un peccatore al quale il Signore ha guardato”, “sono uno che è guardato dal Signore. Il mio motto ‘Miserando atque eligendo’ l’ho sentito sempre come molto vero per me” (dall’Intervista di Papa Francesco a Civiltà Cattolica).

Miserando atque eligendo“: guardando con misericordia e scegliendo. Le parole che hanno colpito il Papa le troviamo in  un’omelia di San Beda il Venerabile, sacerdote dell’ottavo secolo che descrive lo sguardo amorevole di Gesù mentre si posa sul pubblicano che sceglierà come suo apostolo.

Dunque stiamo contemplando il dipinto che ha ispirato il motto scritto sullo stemma di Papa Francesco. Stiamo leggendo la pagina di Vangelo che ha fatto nascere la sua vocazione. Cosa aggiungere?

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (v. 12). Noi tutti siamo figli di Dio. Siamo fatti a sua immagine e somiglianza (cfr. Genesi 1,26). In tutti noi, buoni o “cattivi”, santi o peccatori, c’è il germe della bontà, c’è il seme di Dio. Anche nel cuore dell’uomo più malvagio c’è sempre almeno una piccola, piccolissima parte di amore. Nessun uomo è totalmente “un mostro”, nessun peccatore è “senza speranza”.

Ma il seme che abbiamo ricevuto ha bisogno di incontrare Gesù per germogliare. Matteo è stato trasformato da Cristo. L’incontro con Gesù ci redime, ci purifica, ci riconcilia con Dio. Pensiamo a Zaccheo (Lc 19,1-10). Pensiamo a San Paolo (Atti 9). Pensiamo a noi: se siamo qui, a leggere questa pagina, cari amici, non siamo forse stati convertiti in qualche misura anche noi? (Oh… non per queste modeste righe… certo no, ma ci sarà stato un momento in cui abbiamo sentito la nostra chiamata nel cuore… un istante in cui abbiamo maturato la nostra volontà di amare il Signore, di leggere la sua Parola, di cercare la sua via!). Gesù ci incontra, magari attraverso una pagina di Vangelo, ci guarda e… ci sceglie. E allora anche noi veniamo guariti. La nostra anima non è più ammalata, ma da quel momento, dopo quello sguardo, è libera di seguire Dio.

Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” (v. 13). Allora amici, rispondiamo alla sua chiamata! Sì, chiamaci Signore, guardaci, purificaci, prendici con Te, alla Tua sequela!

Cari amici, le domande che oggi vi propongo (e mi propongo) sono: Sono consapevole che Gesù è lì che mi aspetta? Sta aspettando proprio me in questo momento? Cosa rispondo a Gesù che sussurra “Seguimi!” al mio cuore: “Lasciami stare”, oppure: “Eccomi!”?  E ancora: Perchè ho paura (se ce l’ho) di seguire Gesù?

Questa notte, Gesù, ti affido tutti i miei amici e le persone che conosco! Guardali, purificali con il Tuo sguardo, sceglili e trattieniti a tavola anche con loro. Entra nella loro vita e fai germogliare il seme nel loro cuore!

#Santanotte amici miei! 🙂 🙂 🙂

La vocazione di San Matteo

Il dipinto di oggi è “La vocazione di San Matteo” del pittore italiano Michelangelo Merisi detto Caravaggio, 1599-1600, olio su tela, 322×340 cm., Cappella Contarelli, chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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