Papa Francesco: La riforma va avanti. Rubare quei documenti è un reato.

Papa Francesco: La riforma va avanti. Rubare quei documenti è un reato.

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Papa Francesco, al termine dell’Angelus, ha rassicurato i fedeli accorsi in Piazza San Pietro: “il lavoro di riforma prosegue con il sostegno di tutti voi”.

“So che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati. Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato”. Così Papa Francesco si è rivolto ai fedeli al termine dell’Angelus.

“E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene, e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili”.

Poi, tra gli applausi scroscianti dei fedeli, il Santo Padre ha proseguito: “Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi. Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato”.

Poco prima il Papa si era soffermato a commentare il Vangelo del giorno, in cui abbiamo visto gli scribi, maestri della legge, alle prese con tre difetti che si manifestano nel loro stile di vita: superbia, avidità e ipocrisia.

“Anche oggi – ha avvertito Papa Francesco – esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a Lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto”.

In netto contrasto la scena della vedova, ambientata nel tempio di Gerusalemme, nel luogo dove la gente gettava le monete come offerta: “Ci sono molti ricchi – ha raccontato il Papa – che versano tante monete, e c’è una povera donna, vedova, che mette appena due spiccioli, due monetine”.

I ricchi hanno dato, con grande ostentazione, ciò che per loro era superfluo, mentre la vedova, con discrezione e umiltà, ha dato “tutto quanto aveva per vivere” (v. 44);  “per questo – dice Gesù – lei ha dato più di tutti. A motivo della sua estrema povertà, avrebbe potuto offrire una sola moneta per il tempio e tenere l’altra per sé. Ma lei non vuole fare a metà con Dio: si priva di tutto. Nella sua povertà ha compreso che, avendo Dio, ha tutto; si sente amata totalmente da Lui e a sua volta Lo ama totalmente. Che bell’esempio quella vecchietta!”.

Gesù, oggi, dice anche a noi che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. C’è una differenza fra quantità e pienezza. “Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto: non c’è pienezza nel tuo cuore”.

“Pensate – ha invitato Papa Francesco – in questa settimana, alla differenza che c’è fra quantità e pienezza. Non è questione di portafoglio, ma di cuore. C’è differenza fra portafoglio e cuore… Ci sono malattie cardiache, che fanno abbassare il cuore al portafoglio… E questo non va bene! Amare Dio con tutto il cuore significa fidarsi di Lui, della sua provvidenza, e servirlo nei fratelli più poveri senza attenderci nulla in cambio”.

Per illustrare meglio questo concetto il Papa ha raccontato un aneddoto: “Erano a tavola una mamma con i tre figli; il papà era al lavoro; stavano mangiando cotolette alla milanese… In quel momento bussano alla porta e uno dei figli – piccoli, 5, 6 anni, 7 anni il più grande – viene e dice: «Mamma, c’è un mendicante che chiede da mangiare». E la mamma, una buona cristiana, domando loro: «Cosa facciamo?» – «Diamogli, mamma…» – «Va bene». Prende la forchetta e il coltello e toglie metà ad ognuna delle cotolette. «Ah no, mamma, no! Così no! Prendi dal frigo»– «No! facciamo tre panini così!»”.

“I figli – ha commentato Papa Francesco – hanno imparato che la vera carità si dà, si fa non da quello che ci avanza, ma da quello ci è necessario. Sono sicuro che quel pomeriggio hanno avuto un po’ di fame… Ma così si fa!”.

Di fronte ai bisogni del prossimo, siamo chiamati a privarci – come questi bambini, della metà delle cotolette – di qualcosa di indispensabile, non solo del superfluo; siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo.

Di Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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