Papa Francesco ai consacrati: i carismi non si chiudano in bottiglia.

Papa Francesco ai consacrati: i carismi non si chiudano in bottiglia.

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Si è concluso oggi l’Anno della Vita Consacrata iniziato il 30 novembre 2014. I religiosi sono chiamati ad essere “uomini e donne dell’incontro”.

Papa Francesco ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Vaticana davanti a 5000 consacrate e consacrati. E’ stata una cerimonia molto suggestiva iniziata con il rito di benedizione delle candele e la processione all’altare maggiore.

“Davanti al nostro sguardo – ha esordito Papa Francesco – c’è un fatto semplice, umile e grande: Gesù è portato da Maria e Giuseppe al tempio di Gerusalemme. E’ un bambino come tanti, come tutti, ma è unico: è l’Unigenito venuto per tutti. Questo Bambino ci ha portato la misericordia e la tenerezza di Dio: Gesù è il volto della Misericordia del Padre”. È questa l’icona che il Vangelo ci offre al termine dell’Anno della Vita Consacrata, un anno vissuto con tanto entusiasmo. Esso, come un fiume, ora confluisce nel mare della misericordia, in questo immenso mistero di amore che stiamo sperimentando con il Giubileo straordinario.

Papa Francesco ai consacrati: i carismi non si chiudano in bottiglia.

“La festa odierna – ha commentato il Papa – soprattutto nell’Oriente, viene chiamata festa dell’incontro”. In effetti, nel Vangelo che è stato proclamato “vediamo diversi incontri” (cfr Lc 2,22-40). Nel tempio Gesù “viene incontro a noi e noi andiamo incontro a Lui”. “Contempliamo l’incontro con il vecchio Simeone, che rappresenta l’attesa fedele di Israele e l’esultanza del cuore per il compimento delle antiche promesse. Ammiriamo anche l’incontro con l’anziana profetessa Anna, che, nel vedere il Bambino, esulta di gioia e loda Dio”. Simeone ed Anna sono l’attesa e la profezia, Gesù è la novità e il compimento: Egli si presenta a noi come la perenne sorpresa di Dio; in questo Bambino nato per tutti si incontrano il passato, fatto di memoria e di promessa, e il futuro, pieno di speranza.

Possiamo vedere in questo “l’inizio della vita consacrata”. I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere “uomini e donne dell’incontro”. La vocazione, infatti, non prende le mosse da un nostro progetto pensato “a tavolino”, ma da una grazia del Signore che “ci raggiunge”, attraverso un incontro “che cambia la vita”. Chi incontra davvero Gesù “non può rimanere uguale a prima”. Egli è la novità che fa nuove tutte le cose. Chi vive questo incontro diventa testimone e rende possibile l’incontro per gli altri; e si fa anche “promotore della cultura dell’incontro, evitando l’autoreferenzialità che ci fa rimanere chiusi in noi stessi”.

Papa Francesco ai consacrati: i carismi non si chiudano in bottiglia.

Il brano della Lettera agli Ebrei, proposto dalla liturgia del giorno “ci ricorda che Gesù stesso, per farsi incontro a noi, non ha esitato a condividere la nostra condizione umana: Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe (v. 14)”. Gesù non ci ha salvati “dall’esterno”, non è rimasto “fuori dal nostro dramma”, ma ha voluto condividere la nostra vita. I consacrati e le consacrate “sono chiamati ad essere segno concreto e profetico di questa vicinanza di Dio”, di questa “condivisione con la condizione di fragilità, di peccato e di ferite dell’uomo del nostro tempo”. Tutte le forme di vita consacrata, ognuna secondo le sue caratteristiche, sono chiamate ad essere “in stato permanente di missione”, condividendo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono” (Gaudium et spes, 1).

Il Vangelo ci dice anche che “il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui” (v. 33). Giuseppe e Maria custodiscono lo stupore per questo incontro pieno di luce e di speranza per tutti i popoli. “E anche noi – ha aggiunto Papa Francesco – come cristiani e come persone consacrate, siamo custodi dello stupore. Uno stupore che chiede di essere sempre rinnovato; guai all’abitudine nella vita spirituale; guai a cristallizzare i nostri carismi in una dottrina astratta: i carismi dei fondatori – come ho detto altre volte – non sono da sigillare in bottiglia, non sono pezzi da museo. I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali”. Non si sono fermati davanti agli ostacoli ed alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo. Non hanno “addomesticato la grazia del Vangelo”; hanno avuto sempre nel cuore una “sana inquietudine per il Signore”, un “desiderio struggente di portarlo agli altri”, come hanno fatto Maria e Giuseppe nel tempio. “Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose”.

Papa Francesco ai consacrati: i carismi non si chiudano in bottiglia.

“Infine – ha aggiunto Francesco – dalla festa di oggi impariamo a vivere la gratitudine per l’incontro con Gesù e per il dono della vocazione alla vita consacrata. Ringraziare, rendimento di grazie: Eucaristia. Com’è bello quando incontriamo il volto felice di persone consacrate, magari già avanti negli anni come Simeone o Anna, contente e piene di gratitudine per la propria vocazione. Questa è una parola che può sintetizzare tutto quello che abbiamo vissuto in questo Anno della Vita Consacrata: gratitudine per il dono dello Spirito Santo, che sempre anima la Chiesa attraverso i diversi carismi”.

“Possa il Signore Gesù – ha concluso Papa Francesco – per la materna intercessione di Maria, crescere in noi, e aumentare in ciascuno il desiderio dell’incontro, la custodia dello stupore e la gioia della gratitudine. Allora altri saranno attratti dalla sua luce, e potranno incontrare la misericordia del Padre”.

Di Alessandro Ginotta

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