Non basta parlare di misericordia, bisogna anche viverla.

Non basta parlare di misericordia, bisogna anche viverla.

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Un’opera di Misericordia in ogni diocesi. Questo il desiderio di Papa Francesco, al termine della Veglia di preghiera a San Pietro.

“Un ospedale, una casa per anziani, per bambini abbandonati, una scuola dove non ci fosse, una struttura per recuperare i tossicodipendenti…”. Il desiderio del Papa è emerso al termine della Veglia di preghiera: “Che bello sarebbe che come un ricordo,  un monumento di quest’Anno della Misericordia, ci fosse in ogni diocesi un’opera strutturale di misericordia”.

L’idea è nata alcuni giorni fa, durante un colloquio con un’associazione che si occupa di carità. “Sarebbe bello – ha commentato Francesco – che ogni diocesi pensasse: cosa posso lasciare come ricordo vivente, come opera di misericordia vivente, come piaga di Gesù vivente per questo Anno della Misericordia? Pensiamoci e parliamone con i Vescovi”.

Non basta parlare di misericordia, bisogna anche viverla.

San Giovanni Paolo II

Un altro desiderio ha aperto la Veglia, quello di San Giovanni Paolo II, che “undici anni fa, come oggi, nel 2005 se n’è andato”. E’ stato lui ad istituire la Festa della Divina Misericordia per dare compimento alla richiesta di Santa Faustina.

I volti della Misericordia di Dio

Quanti sono i volti della misericordia, con cui Dio “ci viene incontro?”. Sono veramente tanti; è impossibile descriverli tutti, “perché la misericordia di Dio è un continuo crescendo”. Dio “non si stanca mai di esprimerla” e noi “non dovremmo mai abituarci a riceverla, ricercarla, desiderarla!”. E’ qualcosa di sempre nuovo che provoca stupore e meraviglia nel vedere “la grande fantasia creatrice di Dio quando ci viene incontro con il suo amore”.

Non basta parlare di misericordia, bisogna anche viverla.

La vicinanza di Dio

Scorrendo le pagine della Sacra Scrittura, troviamo che la misericordia è anzitutto “la vicinanza di Dio al suo popolo”. Una vicinanza che si esprime e si manifesta principalmente come aiuto e protezione. E’ “la vicinanza di un padre e di una madre” che si rispecchia in una bella immagine del profeta Osea: “Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare” (11,4). L’abbraccio “di un papà e di una mamma con il loro bambino”.

La tenerezza di Dio

“Dio prende ciascuno di noi e ci solleva fino alla sua guancia”. Quanta tenerezza contiene e quanto amore esprime! “Tenerezza: parola quasi dimenticata e di cui il mondo di oggi – tutti noi – abbiamo bisogno”. Papa Francesco ha raccontato di aver pensato al passo del profeta Osea quando vide per la prima volta il logo del Giubileo: “Gesù non solo porta sulle sue spalle l’umanità, ma la sua guancia è stretta con quella di Adamo, a tal punto che i due volti sembrano fondersi in uno”.

Dio si è fatto uno di noi. Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo: ha “lavorato con mani d’uomo”, ha “pensato con intelligenza d’uomo”, ha “agito con volontà d’uomo”, ha “amato con cuore d’uomo”. Nascendo da Maria Vergine “Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto, in tutto simile a noi fuorché il peccato” (Gaudium et spes, 22).

Non basta parlare di misericordia, bisogna anche viverla.

E’ facile parlare di misericordia…

In Gesù, quindi, non solo “possiamo toccare con mano la misericordia del Padre”, ma “siamo spinti a diventare noi stessi strumento della misericordia”. Può essere facile parlare di misericordia, mentre “è più impegnativo diventarne concretamente dei testimoni”. E’ questo “un percorso che dura tutta la vita e non dovrebbe conoscere alcuna sosta”. Gesù ci ha detto che dobbiamo essere “misericordiosi come il Padre” (cfr Lc 6,36). “E questo – ha osservato Papa Francesco – prende tutta la vita!”.

La misericordia non sta ferma

Chi più ne riceve, più è chiamato a offrirla, a condividerla: “non può essere tenuta nascosta né trattenuta solo per sé stessi”. E’ qualcosa “che brucia il cuore e lo provoca ad amare”, riconoscendo il volto di Gesù Cristo “soprattutto in chi è più lontano, debole, solo, confuso ed emarginato”. La misericordia “non sta ferma”: “va alla ricerca della pecora perduta, e quando la ritrova esprime una gioia contagiosa”. La misericordia “sa guardare negli occhi ogni persona; ognuna è preziosa per lei, perché ognuna è unica”. Quanto dolore nel cuore sentiamo quando sentiamo dire: “Questa gente… questa gente, questo poveracci, buttiamoli fuori, lasciamoli dormire sulle strade… Questo è da Gesù?”.

Non basta parlare di misericordia, bisogna anche viverla.

La misericordia non può mai lasciarci tranquilli.

E’ l’amore di Cristo che ci “inquieta” fino a quando non abbiamo raggiunto l’obiettivo; che ci “spinge ad abbracciare e stringere a noi, a coinvolgere quanti hanno bisogno di misericordia per permettere che tutti siano riconciliati con il Padre” (cfr 2 Cor 5,14-20). Non dobbiamo avere timore, “è un amore che ci raggiunge e coinvolge a tal punto da andare oltre noi stessi, per permetterci di riconoscere il suo volto in quello dei fratelli”. “Lasciamoci condurre docilmente da questo amore e diventeremo misericordiosi come il Padre”.

Immergersi nelle piaghe del Signore

Durante la Veglia è stato letto il brano del Vangelo che parla dell’incredulità di San Tommaso. “Tommaso era un testardo – ha commentato il Papa – Non aveva creduto. E ha trovato la fede proprio quando ha toccato le piaghe del Signore”. Una fede “che non è capace di mettersi nelle piaghe del Signore, non è fede!”. Una fede “che non è capace di essere misericordiosa, come sono segno di misericordia le piaghe del Signore, non è fede: è idea, è ideologia”. “La nostra fede – ha proseguito Francesco – è incarnata in un Dio che si è fatto carne, che si è fatto peccato, che è stato piagato per noi. Ma se noi vogliamo credere sul serio e avere la fede, dobbiamo avvicinarci e toccare quella piaga, accarezzare quella piaga e anche abbassare la testa e lasciare che gli altri accarezzino le nostre piaghe”.

“E’ bene allora – ha concluso il Papa – che sia lo Spirito Santo a guidare i nostri passi: Lui è l’Amore, Lui è la Misericordia che si comunica nei nostri cuori”. Non poniamo ostacoli alla sua azione vivificante, ma seguiamolo docilmente sui sentieri che Lui ci indica. Rimaniamo con il cuore aperto, perché lo Spirito possa trasformarlo; e così, perdonati, riconciliati, immersi nelle piaghe del Signore, diventiamo testimoni della gioia che scaturisce dall’aver incontrato il Signore Risorto, vivo in mezzo a noi”.

Di Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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