Missionari della Misericordia: la clava non serve, accogliere i penitenti

Missionari della Misericordia: la clava non serve, accogliere i penitenti

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I Missionari della Misericordia sono 1142 e provengono da tutto il mondo. Alla vigilia del loro mandato il Papa li ha ricevuti in Vaticano.

Un buon confessore deve “capire non solo il linguaggio della parola, ma anche il linguaggio dei gesti”. I Missionari della Misericordia sono chiamati ad esprimere la maternità della Chiesa: “Non possiamo correre il rischio – ha detto Papa Francesco – che un penitente non percepisca la presenza materna della Chiesa che lo accoglie e lo ama”.

Missionari della Misericordia: la clava non serve, accogliere i penitenti

Il Missionario, canale della misericordia di Dio

Entrando nel confessionale “ricordiamoci sempre che è Cristo che accoglie, è Cristo che ascolta, è Cristo che perdona, è Cristo che dona pace”. “Noi siamo suoi ministri e per primi abbiamo sempre bisogno di essere perdonati da Lui”. Qualunque sia il peccato che viene confessato “o che la persona non osa dire, ma lo fa capire, è sufficiente” ogni missionario è chiamato a ricordare la propria esistenza di peccatore e a porsi umilmente come “canale” della misericordia di Dio.

Il desiderio di perdono

Un altro aspetto importante è quello di saper guardare al desiderio di perdono presente nel cuore del penitente. È un desiderio frutto della grazia e della sua azione nella vita delle persone, che permette di sentire la nostalgia di Dio, del suo amore e della sua casa. “Non dimentichiamo – ha precisato Papa Francesco – che c’è proprio questo desiderio all’inizio della conversione”.

Capire il linguaggio dei gesti

“Se qualcuno viene da te e sente che deve togliersi qualcosa, ma forse non riesce a dirlo, ma tu capisci… e sta bene, lo dice così, col gesto di venire. Prima condizione. Seconda, è pentito. Se qualcuno viene da te è perché vorrebbe non cadere in queste situazioni, ma non osa dirlo, ha paura di dirlo e poi non poterlo fare. Ma se non lo può fare, ad impossibilia nemo tenetur. E il Signore capisce queste cose, il linguaggio dei gesti. Le braccia aperte, per capire cosa c’è dentro quel cuore che non può venire detto o detto così… un po’ è la vergogna… mi capite. Voi ricevete tutti con il linguaggio con cui possono parlare”.

Missionari della Misericordia: la clava non serve, accogliere i penitenti

La vergogna

Non è facile porsi dinanzi ad un altro uomo, pur sapendo che rappresenta Dio, e confessare il proprio peccato. Si prova vergogna sia per quanto si è compiuto, sia per doverlo confessare a un altro. La vergogna è un sentimento intimo che incide nella vita personale e richiede da parte del confessore un atteggiamento di rispetto e incoraggiamento. “Tante volte la vergogna ti fa muto e… Il gesto, il linguaggio del gesto”.

“Si può fare tanto male – ha aggiunto il Papa – ad un’anima se non viene accolta con cuore di padre, col cuore della Madre Chiesa. Alcuni mesi fa parlavo con un saggio cardinale della Curia Romana sulle domande che alcuni preti fanno nella confessione e lui mi ha detto: – Quando una persona incomincia e io vedo che vuol buttar fuori qualcosa, e me ne accorgo a capisco, le dico: Ho capito! Stia tranquilla! – . E avanti. Questo è un padre”.

Signore, io perdono, mettilo sul mio conto

Il Papa si è soffermato sulle figure di san Leopoldo e san Pio, santi ministri del perdono di Dio: “Lì fra gli italiani – ha chiosato Francesco – c’è un cappuccino che assomiglia tanto a san Leopoldo: piccolo, la barba… Loro vi aiuteranno”. Poi ha aggiunto: “Quando sentirete il peso dei peccati a voi confessati e la limitatezza della vostra persona e delle vostre parole, confidate nella forza della misericordia che a tutti va incontro come amore e che non conosce confini. E dire come tanti santi confessori: – Signore, io perdono, mettilo sul mio conto! – e vai avanti”.

Di Alessandro Ginotta

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