L’ultima parola non è il sepolcro, è la vita!

L’ultima parola non è il sepolcro, è la vita!

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Incitazione e speranza nelle parole di Francesco al Regina Coeli: gesti di solidarietà, di accoglienza e di pace per testimoniare il Risorto.

“Saremo uomini e donne di risurrezione, uomini e donne di vita, se, in mezzo alle vicende che travagliano il mondo – ce ne sono tante oggi -, in mezzo alla mondanità che allontana da Dio, sapremo porre gesti di solidarietà, gesti di accoglienza, alimentare il desiderio universale della pace e l’aspirazione ad un ambiente libero dal degrado”. Queste le parole del Papa al Regina Coeli. Si tratta di segni comuni e umani, ma che, sostenuti e animati dalla fede nel Signore Risorto “acquistano un’efficacia ben superiore alle nostre capacità”. Sì, perché “Cristo è vivo e operante” nella storia per mezzo del suo Santo Spirito; riscatta le nostre miserie, raggiunge ogni cuore umano e “ridona speranza a chiunque è oppresso e sofferente”.

Il compito di annunciare la speranza

L’Angelo incita le donne accorse al sepolcro a “fare presto”. E questo invito è rivolto anche a noi: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risuscitato dai morti”» (Mt 28,7). Anche noi dobbiamo “andare” ad annunciare agli uomini e alle donne del nostro tempo questo messaggio di gioia e di speranza. Di speranza certa, perché da quando, all’aurora del terzo giorno, Gesù crocifisso è risuscitato, “l’ultima parola – ha sottolineato Francesco – non è più della morte, ma della vita! E questa è la nostra certezza”. L’ultima parola “non è il sepolcro, non è la morte, è la vita!”. Per questo ripetiamo tanto: “Cristo è risorto”. Perché in Lui il sepolcro è stato sconfitto, è nata la vita.

In forza di questo evento, che costituisce la vera e propria novità della storia e del cosmo, siamo chiamati ad essere “uomini e donne nuovi secondo lo Spirito”, affermando il valore della vita: “C’è la vita! Questo è già incominciare a risorgere!”.

Gesù? E’ andato incontro all’uomo partendo dalle periferie.

Vincere pessimismo e rassegnazione

Alla Vergine Maria, testimone silenziosa della morte e della risurrezione del suo figlio Gesù, il Papa ha chiesto di aiutarci “ad essere segni limpidi di Cristo risorto tra le vicende del mondo, perché quanti sono nella tribolazione e nelle difficoltà non rimangano vittime del pessimismo e della sconfitta, della rassegnazione, ma trovino in noi tanti fratelli e sorelle che offrono loro sostegno e consolazione”. “La nostra Madre – ha proseguito – ci aiuti a credere fortemente nella risurrezione di Gesù: Gesù è risorto, è vivo qui, fra noi, e questo è un mirabile mistero di salvezza con la capacità di trasformare i cuori e la vita. E interceda in modo particolare per le comunità cristiane perseguitate e oppresse che sono oggi, in tante parti del mondo, chiamate a una più difficile e coraggiosa testimonianza”.

Dopo la recita del Regina Coeli, la preghiera che per cinquanta giorni, fino alla Pentecoste, prende il posto dell’Angelus, il Papa ha salutato fedeli e pellegrini giunti in Piazza San Pietro da ogni parte del mondo: “A ciascuno di voi auguro di trascorrere nella serenità questi giorni dell’Ottava di Pasqua, in cui si prolunga la gioia della Risurrezione di Cristo. Cogliete ogni buona occasione per essere testimoni della pace del Signore risorto. Buona e Santa Pasqua a tutti! Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci”.

Alessandro Ginotta

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Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

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