La vera pietà condivide la tristezza e la trasforma in gioia.

La vera pietà condivide la tristezza e la trasforma in gioia.

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L’Udienza Giubilare sul tema della pietà, che non va confusa con altri sentimenti meno nobili, emozioni superficiale che offendono la dignità dell’altro. E il gesto a sorpresa del Papa.

“Non è facile fare l’applauso con l’ombrello in mano…” L’Udienza Giubilare di sabato 14 maggio si svolge sotto una pioggia scrosciante. Il maltempo però non ha trattenuto i fedeli che ugualmente sono accorsi da ogni parte d’Italia e del mondo per ascoltare il Santo Padre. “Non sembra tanto buona, la giornata [piove], ma voi siete coraggiosi e siete venuti con la pioggia”.

Gli ammalati che partecipano sempre numerosi alle Udienze sono stati accolti al riparo, in Aula Paolo VI. Il Papa li ha abbracciati prima di fare il giro della Piazza: “sono più comodi lì e ci seguono con il maxischermo; e noi, qui. Siamo uniti, noi e loro”.

La pietà non è pietismo

La Catechesi è tutta incentrata sulla pietà: sentimento che “consiste nel provare pietà o impietosirsi nei confronti di quanti hanno bisogno di amore”.  La pietas – la pietà – è un concetto presente nel mondo greco-romano, dove però indicava un atto di sottomissione ai superiori: anzitutto la devozione dovuta agli dei, poi il rispetto dei figli verso i genitori, soprattutto anziani.

“Oggi, invece – ha messo in guardia il Papa – dobbiamo stare attenti a non identificare la pietà con quel pietismo, piuttosto diffuso, che è solo un’emozione superficiale e offende la dignità dell’altro”. Allo stesso modo, la pietà non va confusa neppure “con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi; accade, infatti, che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli”. “Quante volte – ha aggiunto a braccio – vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno… Così non va!”.

La vera pietà condivide la tristezza e la trasforma in gioia.

La vera pietà

La pietà di cui vogliamo parlare è una manifestazione della misericordia di Dio. E’ uno dei sette doni dello Spirito Santo che il Signore offre ai suoi discepoli per renderli “docili ad obbedire alle ispirazioni divine” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1830).

Tante volte nei Vangeli è riportato il grido spontaneo che persone malate, indemoniate, povere o afflitte rivolgevano a Gesù: “Abbi pietà” (cfr Mc 10,47-48; Mt 15,22; 17,15). A tutti Gesù rispondeva con lo sguardo della misericordia e il conforto della sua presenza.

In tali invocazioni di aiuto o richieste di pietà, ognuno esprimeva anche la sua fede in Gesù, chiamandolo “Maestro”, “Figlio di Davide” e “Signore”. “Intuivano – ha osservato Francesco – che in Lui c’era qualcosa di straordinario, che li poteva aiutare ad uscire dalla condizione di tristezza in cui si trovavano. Percepivano in Lui l’amore di Dio stesso”.

La vera pietà condivide la tristezza e la trasforma in gioia.

Condividere la tristezza per trasformarla in gioia

E anche se la folla si accalcava, Gesù si accorgeva di quelle invocazioni di pietà e si impietosiva, soprattutto quando vedeva persone sofferenti e ferite nella loro dignità, come nel caso dell’emorroissa (cfr Mc 5,32). Egli le chiamava ad avere fiducia in Lui e nella sua Parola (cfr Gv 6,48-55). Per Gesù provare pietà equivale a “condividere la tristezza di chi incontra, ma nello stesso tempo a operare in prima persona per trasformarla in gioia”.

Scuotersi di dosso l’indifferenza

Anche noi siamo chiamati a coltivare in noi atteggiamenti di pietà davanti a tante situazioni della vita “scuotendoci di dosso l’indifferenza che impedisce di riconoscere le esigenze dei fratelli che ci circondano e liberandoci dalla schiavitù del benessere materiale” (cfr 1 Tm 6,3-8).

Il Papa ha poi concluso l’Udienza invitandoci a guardare l’esempio della Vergine Maria che “si prende cura di ciascuno dei suoi figli ed è per noi credenti l’icona della pietà”. Poi ha citato Dante Alighieri, riprendendo il testo della preghiera alla Madonna posta al culmine del Paradiso: “In te misericordia, in te pietate, […] in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate” (XXXIII, 19-21).

La vera pietà condivide la tristezza e la trasforma in gioia.

San Mattia, l’ultimo apostolo

Durante i saluti finali il Papa ha ricordato che oggi è la festa di San Mattia: “l’apostolo che da ultimo entrò tra i Dodici”. “Il suo vigore spirituale – è stato l’augurio del Santo Padre – stimoli voi, cari giovani, specialmente gli studenti del Sacro Cuore e Paolo VI di Roma, ad essere coerenti con la vostra fede; il suo abbandono in Cristo Risorto sostenga voi, cari ammalati, nei momenti di maggiore difficoltà; e la sua dedizione missionaria ricordi a voi, cari sposi novelli, che l’amore è il fondamento insostituibile della famiglia”.

Il gesto a sorpresa di Papa Francesco

E il Papa ha saputo bene condividere la tristezza del prossimo per trasformarla in gioia. Nel pomeriggio di venerdì 14 maggio ha visitato a sorpresa la Comunità il “Chicco” di Ciampino, alle porte di Roma. Una realtà che si dedica alle persone più deboli ed emarginate della società ed oggi ospita molte persone con grave disabilità mentale. Il Papa ha incontrato anche i disabili più gravi. Si è seduto a tavola in mezzo a loro, con i familiari ed il personale, ha ascoltato le loro storie ed ha condiviso una merenda. L’emozione è stata tanta, ma più ancora la gioia.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

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