La Chiesa ha sette nuovi santi

La Chiesa ha sette nuovi santi

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La Canonizzazione celebrata in Piazza San Pietro da Papa Francesco: “La preghiera non è rifugiarsi in un mondo ideale, pregare è lottare”. All’Angelus l’appello per le famiglie e per il lavoro

Sono sette i nuovi santi della Chiesa, tra cui due martiri e due italiani: Salomone Leclercq, barbaramente ucciso con 66 sacerdoti e religiosi durante la Rivoluzione Francese; il messicano Giuseppe Sánchez del Río, martire della “guerra cristera”, nel 1926; lo spagnolo Emanuele González García, consegnatosi agli assalitori che diedero alle fiamme il palazzo vescovile di Malaga, durante la guerra civile spagnola; l’italiano Lodovico Pavoni, che ha dedicato la sua vita ai giovani poveri ed abbandonati; il salernitano Alfonso Maria Fusco, che aprì nella propria casa una scuola per i bambini poveri; Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, il primo santo argentino conosciuto tra i gauchos come Cura Brochero; la francese Elisabetta della Santissima Trinità, carmelitana che sin dalla fanciullezza cercò e contemplò nel profondo del cuore il mistero della Trinità.

“I santi – ha osservato Papa Francesco – sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. Uomini e donne che lottano con la preghiera, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano fino al limite, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: il Signore vince in loro e con loro”.

L’importanza della preghiera

“Noi, da soli, non siamo in grado di formarci un cuore così, solo Dio può farlo, e perciò lo chiediamo nella preghiera, lo invochiamo da Lui come dono, come sua creazione”. I sette beati proclamati oggi santi hanno raggiunto la meta: “hanno avuto un cuore generoso e fedele, grazie alla preghiera: hanno pregato con tutte le forze, hanno lottato, e hanno vinto”.

Pregare, dunque. Come Mosè, il quale è stato soprattutto uomo di Dio, uomo di preghiera. Lo vediamo oggi nell’episodio della battaglia contro Amalek, in piedi sul colle con le braccia alzate “ma ogni tanto, per il peso, le braccia gli cadevano, e in quei momenti il popolo aveva la peggio; allora Aronne e Cur fecero sedere Mosè su una pietra e sostenevano le sue braccia alzate, fino alla vittoria finale”.

Questo è lo stile di vita spirituale che ci chiede la Chiesa: “non per vincere la guerra, ma per vincere la pace!”.

La Chiesa ha sette nuovi santi
L’importanza di sostenerci l’un l’altro

Nell’episodio di Mosè c’è un messaggio importante: “l’impegno della preghiera richiede di sostenerci l’un l’altro”. La stanchezza è inevitabile, a volte non ce la facciamo più, ma con il sostegno dei fratelli la nostra preghiera può andare avanti, finché il Signore porti a termine la sua opera.

San Paolo, scrivendo al suo discepolo e collaboratore Timoteo, gli raccomanda di rimanere saldo in quello che ha imparato e in cui crede fermamente (cfr 2 Tm 3,14). Tuttavia anche Timoteo non poteva farcela da solo: “non si vince la battaglia della perseveranza senza la preghiera”. Ma non una preghiera sporadica, altalenante, bensì fatta come Gesù insegna nel Vangelo di oggi: “pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18,1). Questo è il modo di agire cristiano: “essere saldi nella preghiera per rimanere saldi nella fede e nella testimonianza”.

“Ma Signore, com’è possibile non stancarsi? Siamo esseri umani… anche Mosè si è stancato!…”. “E’ vero, ognuno di noi si stanca. Ma non siamo soli, facciamo parte di un Corpo! Siamo membra del Corpo di Cristo, la Chiesa, le cui braccia sono alzate giorno e notte al Cielo grazie alla presenza di Cristo Risorto e del suo Santo Spirito. E solo nella Chiesa e grazie alla preghiera della Chiesa noi possiamo rimanere saldi nella fede e nella testimonianza”.

La Chiesa ha sette nuovi santi
Pregare non è rifugiarsi in un mondo ideale

Il brano del Vangelo di Luca letto oggi contiene la promessa: “Dio farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui” (cfr Lc 18,7). “Ecco – ha sottolineato il Papa – il mistero della preghiera: gridare, non stancarsi, e, se ti stanchi, chiedere aiuto per tenere le mani alzate. Questa è la preghiera che Gesù ci ha rivelato e ci ha donato nello Spirito Santo”. Pregare non è rifugiarsi in un mondo ideale, non è evadere in una falsa quiete egoistica. Al contrario: “pregare è lottare, e lasciare che anche lo Spirito Santo preghi in noi. E’ lo Spirito Santo che ci insegna a pregare, che ci guida nella preghiera, che ci fa pregare come figli”.

I santi: uomini e donne che lottano con la preghiera

I santi sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. “Uomini e donne che lottano con la preghiera”, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano fino alla fine, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: “il Signore vince in loro e con loro”. Anche questi sette testimoni che oggi sono stati canonizzati, hanno combattuto la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera. Per questo sono rimasti saldi nella fede, con il cuore generoso e fedele.

“Per il loro esempio e la loro intercessione – ha concluso Francesco – Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia”.

All’Angelus l’appello contro la povertà

Terminata la celebrazione, il Santo Padre ha ringraziato le Delegazioni ufficiali di Argentina, Spagna, Francia, Italia, Messico, che hanno partecipato alla celebrazione: “L’esempio e l’intercessione di questi luminosi testimoni sostengano l’impegno di ciascuno nei rispettivi ambiti di lavoro e di servizio, per il bene della Chiesa e della comunità civile”.

Poi l’appello per la Giornata mondiale contro la povertà, che ricorrerà domani: “Uniamo le nostre forze, morali ed economiche, per lottare insieme contro la povertà che degrada, offende e uccide tanti fratelli e sorelle, attuando politiche serie per le famiglie e per il lavoro”.

Alessandro Ginotta
Per le fotografie da Piazza San Pietro: Elvira Di Cori

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE E IL TEMPO

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