Io e il Padre siamo una cosa sola

Io e il Padre siamo una cosa sola

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,22-30)

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore

Che domanda! “Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente” (v. 24). I giudei volevano mettere alla prova Gesù. Valutarlo sulla base dei loro criteri. Volevano prove. Leggiamo poco più avanti  che, insoddisfatti per questa risposta, cercheranno anche di catturarlo (Gv 10,39).

Il cuore indurito dei farisei non permette loro di accettare Gesù come Messia. Eppure Gesù aveva già operato molti miracoli: “Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me” (v. 25). Mi viene in mente il passo dell’evangelista Matteo: “Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».” (Mt 11,2-5).

I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito… eppure… c’è ancora chi dubita: “Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore” (v. 26). No, i farisei intrappolati nella gabbia delle loro regole e nei loro riti vuoti, non sono in grado di ascoltare le parole di Gesù, non riescono ad accettarle. Essi vorrebbero soltanto farlo cadere in contraddizione. Sono lontanissimi da Gesù. Sono lontani da Dio.

Anche noi, qualche volta, ci allontaniamo da Dio, rifiutiamo di ascoltarlo, talvolta arriviamo perfino a negarne l’esistenza. In questi casi il Signore, che rispetta la nostra libertà, non può intervenire. Ci sta ugualmente vicino, aspetta pazientemente che noi ci accorgiamo di Lui, ma noi siamo troppo occupati per accorgercene e così restiamo soli a combattere contro le difficoltà del mondo, chiusi nei nostri limiti. Una goccia di solitudine immersa nell’oceano della bontà di Dio. Ma isolandoci in noi stessi, rifiutando di credre, rendiamo le pareti di questa goccia impenetrabili. Come impenetrabile era il cuore di quei giudei.

Restiamo, come loro, sordi e ciechi ai miracoli che Gesù continua a compiere ogni giorno attorno a noi. Gli impediamo di aiutarci. “Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce” dirà Gesù dinanzi a Pilato (Gv 18,37). Questa apertura mancava ai farisei e manca a noi quando ci isoliamo nel nostro “io” egoista. Senza accorgerci degli altri. Senza accorgerci di Gesù. Eppure la Sua bontà ci avvolge. Basterebbe sforzarci di guardare oltre la parete della nostra goccia per venire accolti dall’abbraccio di Gesù!

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono” (v. 27). Chi ascolta la voce di Gesù è salvo.

Gesù, Buon Pastore, ci protegge e ci rassicura: “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano” (v. 28). Siamo nella sua mano e non andremo mai perduti. Che bella questa immagine! Siamo nella mano di Gesù! Mi sembra di vedere un padre, un padre buono, che amorevolmente rimbocca le coperte del lettuccio al figlio che sta per predere sonno. E, dopo avergli posato un bacio sulla guancia, lo accarezza.

Con Gesù, con Dio al nostro fianco (“Io e il Padre siamo una cosa sola” v. 30) anche nel momento della tribolazione e della disperazione, saremo forti. Non dobbiamo farci spaventare dalle difficoltà. Le supereremo! Non ostiniamoci a combattere da soli le nostre battaglie. Accettiamo l’aiuto di Gesù!

E’ un po’ come se Gesù ci dicesse: “State tranquilli figli miei”,  “io starò con voi sempre, fino alla fine del mondo” (cfr. Mt 28,20). No, non verrà il lupo, nessun brigante scavalcherà il recinto, finchè staremo tra le braccia amorevoli di Gesù! Finchè seguiremo i Suoi consigli, finchè ci nutriremo della Sua Parola. Saremo salvi. Salvi. Per sempre!

Questa notte, Gesù, affido alle tue amorevoli cure di Buon Pastore tutti i miei amici e le persone che conosco.

#Santanotte amici miei! 🙂 🙂 🙂

Io e il Padre siamo una cosa sola

Il dipinto di oggi è “Christus Remunerator” del pittore pittore olandese Ary Scheffer, olio su tela, 1847, Centraal Museum, Utrecht.

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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