Il Papa e la medicina per cambiare il cuore di chi non è felice

Il Papa e la medicina per cambiare il cuore di chi non è felice

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Non esistono bambini cattivi, come non esistono adolescenti del tutto malvagi, ma esistono persone infelici. E il loro cuore si cambia abbracciandoli ed amandoli.

L’Udienza si tiene, come di consueto, all’aperto in Piazza San Pietro, ma Papa Francesco è uscito dalla sua residenza di Casa Santa Marta più presto del solito e si è recato prima in Aula Paolo VI, dove ha fatto accomodare gli ammalati e gli invalidi: “Oggi faremo l’Udienza in due posti diversi, ma saremo uniti con il maxischermo, così voi sarete più comodi qui, perché in piazza il caldo batte! Sarà un bagno turco, oggi…”. Il Papa vicino alla gente abbraccia uno ad uno i bambini sulle carrozzelle, firma qualche autografo sui cappellini gialli, accoglie e benedice gli ammalati: “E dopo ascoltate quello che dirò, ma con il cuore unito a quelli che sono in piazza: la Chiesa è così. Un gruppo è qui, un altro là, un altro là, ma tutti sono uniti. E chi unisce la Chiesa? Lo Spirito Santo. Preghiamo lo Spirito Santo perché ci unisca tutti oggi, in questa udienza”.

Quando manca l’amore

Raggiunta Piazza San Pietro, dopo avere salutato gli ammalati, il Santo Padre ci ha parlato di un’altra malattia. Un male dell’anima: “Nessuno di noi – ha detto – può vivere senza amore. Forse buona parte dell’angoscia dell’uomo contemporaneo deriva da questo: credere che se non siamo forti, attraenti e belli, allora nessuno si occuperà di noi”. Tante persone oggi cercano una visibilità solo per colmare un vuoto interiore: come se fossimo persone eternamente bisognose di conferme. “Però, ve lo immaginate – ha domandato – un mondo dove tutti mendicano motivi per suscitare l’attenzione altrui, e nessuno invece è disposto a voler bene gratuitamente a un’altra persona? Immaginate un mondo così: un mondo senza la gratuità del voler bene! Sembra un mondo umano, ma in realtà è un inferno. Tanti narcisismi dell’uomo nascono da un sentimento di solitudine e di orfanezza. Dietro tanti comportamenti apparentemente inspiegabili si cela una domanda: possibile che io non meriti di essere chiamato per nome, cioè di essere amato? Perché l’amore sempre chiama per nome …”.

Il Papa e la medicina per cambiare il cuore di chi non è felice

 

Uno scambio di sguardi

Quando a non essere o non sentirsi amato è un adolescente, allora può nascere la violenza. “Dietro tante forme di odio sociale e di teppismo c’è spesso un cuore che non è stato riconosciuto. Non esistono bambini cattivi, come non esistono adolescenti del tutto malvagi, ma esistono persone infelici. E che cosa può renderci felici se non l’esperienza dell’amore dato e ricevuto?”. La vita dell’essere umano è uno scambio di sguardi: “qualcuno che guardandoci ci strappa il primo sorriso, e noi che gratuitamente sorridiamo a chi sta chiuso nella tristezza, e così gli apriamo una via di uscita”. Scambio di sguardi: “guardare negli occhi e si aprono le porte del cuore”.

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Dio ama per primo

Il primo passo che Dio compie verso di noi è quello di un amore “anticipante e incondizionato”. “Dio ama per primo!”. Dio non ci ama perché in noi c’è qualche ragione che suscita amore, ma perché “Egli stesso è amore”, e l’amore tende per sua natura a diffondersi, a donarsi. Dio non lega neppure la sua benevolenza alla nostra conversione: semmai questa è una conseguenza dell’amore di Dio.  Eravamo “lontani”, come il figlio prodigo della parabola: “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione…” (Lc 15,20). Per amore nostro “Dio ha compiuto un esodo da Sé stesso”, per venirci a trovare “in questa landa dove era insensato che lui transitasse”. “Dio ci ha voluto bene anche quando eravamo sbagliati!”.

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Come una madre

“Chi di noi ama in questa maniera, se non chi è padre o madre?”. Una mamma continua a voler bene a suo figlio anche quando questo figlio è in carcere. “Io ricordo – ha raccontato – tante mamme, che facevano la fila per entrare in carcere, nella mia precedente diocesi. E non si vergognavano. Il figlio era in carcere, ma era il loro figlio”. E soffrivano tante umiliazioni nelle perquisizioni, prima di entrare, ma: “E’ il mio figlio!”. “Ma, signora, suo figlio è un delinquente!” – “E’ il mio figlio!”. “Soltanto questo amore di madre e di padre ci fa capire come è l’amore di Dio”.

Una madre non chiede la cancellazione della giustizia umana, perché ogni errore esige una redenzione, però una madre non smette mai di soffrire per il proprio figlio. Lo ama anche quando è peccatore. Dio fa la stessa cosa con noi: “Siamo i suoi figli amati! Ma può essere che Dio abbia alcuni figli che non ami? No. Tutti siamo figli amati di Dio. Non c’è alcuna maledizione sulla nostra vita, ma solo una benevola parola di Dio, che ha tratto la nostra esistenza dal nulla”. C’è Qualcuno che ha “impresso in noi una bellezza primordiale”, che nessun peccato, nessuna scelta sbagliata potrà mai cancellare del tutto. Noi siamo sempre, davanti agli occhi di Dio “piccole fontane fatte per zampillare acqua buona”. Lo disse Gesù alla donna samaritana: “L’acqua che io [ti] darò diventerà in [te] una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).

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La medicina per cambiare il cuore di una persona infelice

“Qual è la medicina per cambiare il cuore di una persona che non è felice?”. Alla domanda di Francesco la Piazza ha risposto: “l’amore”. “Più forte!”. Si è alzato un grido: “l’amore!”. “Bravi! Bravi, bravi tutti!”. E come si fa sentire alla persona che uno l’ama? “Bisogna anzitutto abbracciarla”. “Farle sentire che è desiderata, che è importante, e smetterà di essere triste”.

Amore chiama amore, in modo più forte di quanto l’odio chiami la morte. Gesù non è morto e risorto per sé stesso, ma per noi, perché i nostri peccati siano perdonati. È dunque tempo di risurrezione per tutti: “tempo di risollevare i poveri dallo scoraggiamento, soprattutto coloro che giacciono nel sepolcro da un tempo ben più lungo di tre giorni. Soffia qui, sui nostri visi, un vento di liberazione. Germoglia qui il dono della speranza”. “E la speranza – ha concluso – è quella di Dio Padre che ci ama come noi siamo: ci ama sempre e tutti. Grazie!”.

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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