Il Papa e gli esclusi di ieri e di oggi

Il Papa e gli esclusi di ieri e di oggi

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Gesù ci insegna a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché Lui è in essi. Un gruppo di rifugiati accompagna il Papa all’Udienza Generale

“Signore, se vuoi, puoi purificarmi!” (Lc 5,12): è il grido che il lebbroso rivolge a Gesù. Cristo è sempre stato vicino ai poveri, agli ultimi, agli emarginati. Oggi, accanto al Papa, sul sagrato della Basilica di San Pietro, sono saliti quattordici rifugiati, che hanno affidato il loro grido ad uno striscione: “Rifugiati per un futuro insieme”.

“Oggi mi accompagnano qui questi ragazzi – ha detto Papa Francesco – tanti pensano di loro che sarebbe stato meglio che fossero rimasti nella loro terra, ma lì soffrivano tanto. Sono i nostri rifugiati, ma tanti li considerano esclusi. Per favore, sono i nostri fratelli! Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti, lascia venire tutti”.

La supplica del lebbroso

La lebbra, ai tempi di Gesù, era considerata una forma di maledizione di Dio, di impurità profonda. Il lebbroso doveva tenersi lontano da tutti; non poteva accedere al tempio e a nessun servizio divino. “Lontano da Dio e lontano dagli uomini. Triste vita faceva questa gente!”.

Nonostante ciò, quel lebbroso non si rassegna né alla malattia né alle disposizioni che fanno di lui un escluso. Per raggiungere Gesù, non temette di infrangere la legge ed entra in città “cosa che non doveva fare, gli era vietato”, e quando lo trovò “gli si gettò dinanzi, pregandolo: Signore, se vuoi, puoi purificarmi” (v. 12). Tutto ciò che quest’uomo considerato impuro fa e dice “è l’espressione della sua fede! Riconosce la potenza di Gesù: è sicuro che abbia il potere di sanarlo e che tutto dipenda dalla sua volontà”. Questa fede è la forza che gli ha permesso di rompere ogni convenzione e di cercare l’incontro con Gesù e, inginocchiandosi davanti a Lui, lo chiama “Signore”.

Il Papa e gli esclusi di ieri e di oggi
Una confidenza personale di Papa Francesco

La supplica del lebbroso mostra che quando ci presentiamo a Gesù non è necessario fare lunghi discorsi: “bastano poche parole, purché accompagnate dalla piena fiducia nella sua onnipotenza e nella sua bontà”. Affidarci alla volontà di Dio significa infatti rimetterci alla sua infinita misericordia. “Anche io – ha raccontato il Papa – vi farò una confidenza personale. La sera, prima di andare a letto, io prego questa breve preghiera”: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi!”. “E prego cinque Padre nostro, uno per ogni piaga di Gesù, perché Gesù ci ha purificato con le piaghe. Ma se questo lo faccio io, potete farlo anche voi, a casa vostra, e dire: Signore, se vuoi, puoi purificarmi! e pensare alle piaghe di Gesù e dire un Padre nostro per ognuna di esse. E Gesù ci ascolta sempre!”.

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Toccare gli esclusi ci purifica

Gesù è profondamente colpito da quest’uomo. Il Vangelo di Marco sottolinea che ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!” (1,41). Il gesto di Gesù accompagna le sue parole e ne rende più esplicito l’insegnamento. Contro le disposizioni della Legge di Mosè, che proibiva di avvicinarsi a un lebbroso (cfr Lv 13,45-46), Gesù stende la mano e persino lo tocca.

“Quante volte – ha osservato Francesco – noi incontriamo un povero che ci viene incontro! Possiamo essere anche generosi, possiamo avere compassione, però di solito non lo tocchiamo. Gli offriamo la moneta, la buttiamo lì, ma evitiamo di toccare la mano. E dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo! Gesù ci insegna a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché Lui è in essi. Toccare il povero può purificarci dall’ipocrisia e renderci inquieti per la sua condizione. Toccare gli esclusi”.

Il Papa e gli esclusi di ieri e di oggi
Era un escluso, adesso è uno di noi

Dopo aver guarito il lebbroso, Gesù gli comanda di non parlarne con nessuno, ma gli dice: “Va’ a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro” (v. 14). Questa disposizione di Gesù mostra almeno tre cose. La prima: “la grazia che agisce in noi non ricerca il sensazionalismo”. Di solito essa si muove con discrezione e senza clamore. “Per medicare le nostre ferite e guidarci sulla via della santità essa lavora modellando pazientemente il nostro cuore sul Cuore del Signore, così da assumerne sempre più i pensieri e i sentimenti”. La seconda: “facendo verificare ufficialmente l’avvenuta guarigione ai sacerdoti e celebrando un sacrificio espiatorio, il lebbroso viene riammesso nella comunità dei credenti e nella vita sociale”. Il suo reintegro completa la guarigione. “Come aveva lui stesso supplicato, ora è completamente purificato!”. Infine, presentandosi ai sacerdoti il lebbroso rende loro testimonianza riguardo a Gesù e alla sua autorità messianica. La forza della compassione con cui Gesù ha guarito il lebbroso ha portato la fede di quest’uomo ad aprirsi alla missione: “Era un escluso, adesso è uno di noi”.

Il Papa e gli esclusi di ieri e di oggi
Il velo d’ipocrisia che nasconde le nostre miserie

“Pensiamo a noi, alle nostre miserie… – ha concluso Papa Francesco – Ognuno ha le proprie. Pensiamo con sincerità. Quante volte le copriamo con la ipocrisia delle buone maniere”. E proprio allora è necessario stare da soli, mettersi in ginocchio davanti a Dio e pregare: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi!». E fatelo, fatelo prima di andare a letto, tutte le sere. E adesso diciamo insieme questa bella preghiera: Signore, se vuoi, puoi purificarmi!”.

Il Papa e gli esclusi di ieri e di oggi
Il saluto alla Diocesi di Alba e agli altri fedeli

Al termine dell’Udienza il Santo Padre ha salutato i fedeli delle Diocesi di Alba e Alghero-Bosa, accompagnati dai loro Pastori, Mons. Brunetti e Mons. Morfino; i motociclisti venuti per il Giubileo, con il Vescovo di Città di Castello, Mons. Domenico Cancian. Un saluto particolare è andato ai medici ed ai volontari del Policlinico “Gemelli” aderenti all’iniziativa “Dona la vita con il cuore”: “li ringrazio per le visite cardiologiche gratuite agli indigenti attraverso l’ambulatorio mobile”. Nello stesso Ospedale giovedì scorso è stata inaugurata la Villetta della misericordia “dormitorio per persone senza fissa dimora, gestita dalla comunità di Sant’Egidio, opera concreta di questo Giubileo straordinario. Grazie tante!”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

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