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Il Papa della pace in un Egitto di pace

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All’Udienza Generale il racconto del viaggio in Egitto: una terra che è stata luogo di rifugio per Giacobbe, per Gesù e per tanti cristiani di oggi.

Al centro della Catechesi del Santo Padre all’Udienza Generale c’è l’Egitto: “segno di speranza” ai tempi di Gesù, quando diede asilo alla Sacra Famiglia in fuga dalle persecuzioni di Erode, e “segno di speranza” oggi per una regione “che purtroppo soffre per i conflitti e il terrorismo” e dove i cristiani “sono chiamati ad essere lievito di fraternità”.

All’insegna del dialogo e della pace

“Il Papa della pace in un Egitto di pace” è il motto del viaggio appena concluso e che si è svolto tutto all’insegna della pace, ad iniziare dalla visita all’Università Al-Azhar, la più antica università islamica, dove il Papa ha offerto una riflessione che ha valorizzato la storia dell’Egitto come terra di civiltà e terra di alleanze.

Per tutta l’umanità l’Egitto è sinonimo di antica civiltà, di tesori d’arte e di conoscenza; e questo ci ricorda che la pace si costruisce mediante l’educazione, la formazione della sapienza, di un umanesimo che comprende come parte integrante la dimensione religiosa, il rapporto con Dio, come ha ricordato il Grande Imam nel suo discorso. “La pace – ha detto Papa Francesco – si costruisce anche ripartendo dall’alleanza tra Dio e l’uomo, fondamento dell’alleanza tra tutti gli uomini, basata sul Decalogo scritto sulle tavole di pietra del Sinai, ma molto più profondamente nel cuore di ogni uomo di ogni tempo e luogo, legge che si riassume nei due comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo”.

Il Papa della pace in un Egitto di pace
Una “sana laicità” per l’Egitto

Questo medesimo fondamento sta anche alla base della costruzione dell’ordine sociale e civile, in cui sono chiamati a collaborare tutti i cittadini, di ogni origine, cultura e religione. Tale visione di sana laicità è emersa nello scambio di discorsi con il Presidente della Repubblica dell’Egitto, alla presenza delle autorità del Paese e del Corpo diplomatico. Il grande patrimonio storico e religioso dell’Egitto e il suo ruolo nella regione mediorientale gli conferiscono un compito peculiare nel cammino verso una pace stabile e duratura, che poggi non sul diritto della forza, ma sulla forza del diritto.

I cristiani lievito di fraternità

I cristiani, in Egitto come in ogni nazione della terra “sono chiamati ad essere lievito di fraternità. E questo è possibile se vivono in sé stessi la comunione in Cristo”. Ed un “forte segno di comunione, grazie a Dio – ha aggiunto Francesco – abbiamo potuto darlo insieme con il mio caro fratello Papa Tawadros II, Patriarca dei Copti ortodossi. Abbiamo rinnovato l’impegno, anche firmando una Dichiarazione Comune, di camminare insieme e di impegnarci per non ripetere il Battesimo amministrato nelle rispettive Chiese. Insieme abbiamo pregato per i martiri dei recenti attentati che hanno colpito tragicamente quella venerabile Chiesa; e il loro sangue ha fecondato quell’incontro ecumenico, a cui ha partecipato anche il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo: il Patriarca ecumenico, mio caro fratello”.

Il Papa della pace in un Egitto di pace

Gesù Parola e Pane di vita

Il secondo giorno del viaggio è stato dedicato ai fedeli cattolici. La Santa Messa celebrata nello Stadio messo a disposizione dalle autorità egiziane è stata “una festa di fede e di fraternità”, in cui “abbiamo sentito la presenza viva del Signore Risorto”. Commentando il Vangelo, il Papa ha esortato la piccola comunità cattolica in Egitto a rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: “trovare sempre in Cristo, Parola e Pane di vita, la gioia della fede, l’ardore della speranza e la forza di testimoniare nell’amore che abbiamo incontrato il Signore!”.

Il Papa della pace in un Egitto di pace

L’Egitto, segno di speranza

Al Cairo il Papa ha incontrato anche sacerdoti, religiosi e seminaristi, nel Seminario Maggiore: “In questa comunità di uomini e donne che hanno scelto di donare la vita a Cristo per il Regno di Dio, ho visto la bellezza della Chiesa in Egitto, e ho pregato per tutti i cristiani nel Medio Oriente, perché, guidati dai loro pastori e accompagnati dai consacrati, siano sale e luce in quelle terre, in mezzo a quei popoli”.

L’Egitto, per noi, è stato segno di speranza, di rifugio, di aiuto: “Quando quella parte del mondo era affamata, Giacobbe, con i suoi figli, se n’è andato là; poi, quando Gesù è stato perseguitato, è andato là. Per questo, raccontarvi questo viaggio significa percorrere il cammino della speranza: per noi l’Egitto è quel segno di speranza sia per la storia sia per l’oggi, di questa fraternità che ho voluto raccontarvi”.

“La Santa Famiglia di Nazaret – ha concluso – che emigrò sulle rive del Nilo per scampare alla violenza di Erode, benedica e protegga sempre il popolo egiziano e lo guidi sulla via della prosperità, della fraternità e della pace”.

Alessandro GinottaCento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

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Alessandro Ginotta
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