Il Papa ai Cappuccini: il confessionale è per perdonare, non per bastonare!

Il Papa ai Cappuccini: il confessionale è per perdonare, non per bastonare!

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Papa Francesco ha celebrato la S. Messa davanti alle spoglie di San Pio,  San Leopoldo Mandic, e 1100 Cappuccini venuti da tutto il mondo

“Vi parlo come fratello e in voi vorrei parlare a tutti i confessori, specialmente in quest’Anno della Misericordia: il confessionale è per perdonare”. Papa Francesco ha preso spunto dal Vangelo di oggi per parlare a braccio di perdono ai frati Cappuccini che hanno accompagnato le urne con le spoglie dei due santi confessori Padre Pio e Leopoldo Mandic.

Il Papa ai Cappuccini: il confessionale è per perdonare, non per bastonare!

Quando qualcuno si dimentica “la necessità che ha di perdono, lentamente si dimentica di Dio”, si dimentica di chiedere perdono e non sa perdonare. I dottori della legge nel brano letto oggi si sentono “i puri”, “i maestri”, sanno soltanto condannare. “La tradizione vostra, dei Cappuccini” invece “è una tradizione di perdono, di dare il perdono”. “Tra di voi – ha osservato Papa Francesco – ci sono tanti bravi confessori: è perché si sentono peccatori, come il nostro fra Cristoforo. Sanno che sono grandi peccatori, e davanti alla grandezza di Dio continuamente pregano: Ascolta, Signore, e perdona (cfr 1 Re 8,30). E perché sanno pregare così, sanno perdonare”.

In confessionale non bastonare!

“E se tu non puoi dare l’assoluzione – ha aggiunto Francesco – per favore, non bastonare. La persona che viene, viene a cercare conforto, perdono, pace nella sua anima; che trovi un padre che lo abbracci e gli dica: Dio ti vuole bene! E mi spiace dirlo, ma quanta gente – credo che la maggioranza di noi l’abbia sentito – dice: “Io non vado mai a confessarmi, perché una volta mi hanno fatto queste domande, mi hanno fatto questo…”. Per favore…

Il Papa ai Cappuccini: il confessionale è per perdonare, non per bastonare!Lo scrupolo di perdonare troppo

A questo punto il Papa ha raccontato un simpatico aneddoto: “Penso a uno che ho conosciuto nell’altra diocesi, un uomo di governo, che poi, finito il suo tempo di governo come guardiano e provinciale, a 70 anni è stato inviato in un santuario a confessare. E quest’uomo aveva una coda di gente, tutti, tutti: preti, fedeli, ricchi, poveri, tutti! Un gran perdonatore. Sempre trovava il modo di perdonare, o almeno di lasciare in pace quell’anima con un abbraccio”. Una volta Papa Francesco lo andò a trovare e quest’uomo gli disse: “Senti, tu sei vescovo e puoi dirmelo: io credo che pecco perché perdono troppo, e mi viene questo scrupolo…” – “E perché?” – “Non so, ma sempre trovo come perdonare…” – “E cosa fai, quando ti senti cosi?” – “Vado in cappella, davanti al tabernacolo, e dico al Signore: Scusami, Signore, perdonami, credo che oggi ho perdonato troppo. Ma, Signore, sei stato Tu a darmi il cattivo esempio!’”. “Ecco – ha concluso Papa Francesco – Siate uomini di perdono, di riconciliazione, di pace”.

Il perdono è un seme, è una carezza di Dio

Ci sono tanti linguaggi nella vita: il linguaggio della parola, anche ci sono i linguaggi dei gesti. “Se una persona si avvicina a me, al confessionale, è perché sente qualcosa che gli pesa, che vuole togliersi”. Forse “non sa come dirlo”, ma il gesto è questo. Se questa persona si avvicina è perché vorrebbe cambiare, non fare più, cambiare, essere un’altra persona, e lo dice con il gesto di avvicinarsi. Non è necessario fare delle domande: “Ma tu, tu…?”. Se una persona viene “è perché nella sua anima vorrebbe non farlo più”.

Un cuore largo… Il perdono… “Il perdono è un seme, è una carezza di Dio”. “Abbiate fiducia nel perdono di Dio. Non cadere nel pelagianesimo! Tu devi fare questo, questo, questo, questo…”.

Il diavolo, il più grande accusatore nella Bibbia

Il Papa ha poi esortato i frati Cappuccini a riprendere e rinnovare sempre il carisma dei confessori: “Siate grandi perdonatori, perché chi non sa perdonare finisce come questi dottori del Vangelo: è un grande condannatore, sempre ad accusare… E chi è il grande accusatore, nella Bibbia? Il diavolo! O fai l’ufficio di Gesù, che perdona dando la vita, la preghiera, tante ore lì, seduto, come quei due (san Leopoldo e san Pio); o fai l’ufficio del diavolo che condanna, accusa… Non so, non riesco a dirvi un’altra cosa. In voi lo dico a tutti, a tutti i sacerdoti che vanno a confessare. E se non se la sentono, che siano umili e dicano:  – No, no, io celebro la Messa, pulisco il pavimento, faccio tutto, ma non confessare, perché non so farlo bene -. E chiedere al Signore la grazia, grazia che chiedo per ognuno di voi, per tutti voi, per tutti i confessori, anche per me”.

Di Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

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Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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