Il coraggio di guardare negli occhi chi ci chiede aiuto

Il coraggio di guardare negli occhi chi ci chiede aiuto

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La Catechesi di Papa Francesco all’Udienza Giubilare. Presenti anche 2000 pellegrini provenienti da Torino. E i 50 anni della Fisc.

Può sembrare una cosa semplice fare l’elemosina, ma dobbiamo fare attenzione a non svuotare questo gesto del grande contenuto che possiede”. La Catechesi di Papa Francesco all’Udienza Giubilare di sabato 9 aprile ruota attorno al tema della carità.

“Il termine elemosina – ha commentato il Papa – deriva dal greco e significa proprio misericordia”. E come la misericordia ha mille strade, mille modalità, così l’elemosina si esprime in tanti modi, per alleviare il disagio di quanti sono nel bisogno.

Il dovere dell’elemosina è antico quanto la Bibbia. Ci sono pagine importanti nell’Antico Testamento, dove Dio esige un’attenzione particolare per i poveri che, di volta in volta, sono i nullatenenti, gli stranieri, gli orfani e le vedove. “Dio vuole che il suo popolo guardi a questi nostri fratelli” che sono proprio al centro del messaggio: “lodare Dio con il sacrificio e lodare Dio con l’elemosina”.

Non una noia da cui liberarci in fretta

La carità richiede anzitutto un atteggiamento di gioia interiore: “Dai generosamente e, mentre doni, il tuo cuore non si rattristi” (Dt 15,10). Offrire misericordia non può essere un peso o una noia da cui liberarci in fretta. E quanta gente giustifica sé stessa per non dare l’elemosina dicendo: “Ma come sarà questo? Questo a cui io darò, forse andrà a comprare vino per ubriacarsi”.

Papa Francesco ha energicamente commentato questo aspetto: “Ma se lui si ubriaca, è perché non ha un’altra strada! E tu, cosa fai di nascosto, che nessuno vede? E tu sei giudice di quel povero uomo che ti chiede una moneta per un bicchiere di vino?”. Dobbiamo dunque offrire, senza giudicare. “Allo stesso tempo – ha messo in guardia – dobbiamo distinguere tra i poveri e le varie forme di accattonaggio che non rendono un buon servizio ai veri poveri”.

Il coraggio di guardare negli occhi chi ci chiede aiuto

Non distogliere lo sguardo

“Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo” (Tb 4,7-8). Quelle che troviamo nel libro di Tobia sono parole molto sagge che aiutano a capire il valore dell’elemosina. Gesù ci chiede di non fare l’elemosina per essere lodati e ammirati dagli uomini per la nostra generosità: “fa’ in modo che la tua mano destra non sappia quello che fa la sinistra” (cfr Mt 6,3). Non è l’apparenza che conta, ma la capacità di fermarsi per guardare in faccia la persona che chiede aiuto.

Ognuno di noi può domandarsi: “Io sono capace di fermarmi e guardare in faccia, guardare negli occhi, la persona che mi sta chiedendo aiuto? Sono capace?”. Non dobbiamo identificare, quindi, l’elemosina “con la semplice moneta offerta in fretta, senza guardare la persona e senza fermarsi a parlare per capire di cosa abbia veramente bisogno”.

L’elemosina è un gesto di amore che si rivolge a quanti incontriamo; è un gesto di attenzione sincera a chi si avvicina a noi e chiede il nostro aiuto, fatto nel segreto dove solo Dio vede e comprende il valore dell’atto compiuto.

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L’aneddoto della mamma

“Fare l’elemosina – ha aggiunto Papa Francesco – dev’essere per noi anche una cosa che sia un sacrificio. Io ricordo una mamma: aveva tre figli, di sei, cinque e tre anni, più o meno. E sempre insegnava ai figli che si doveva dare l’elemosina a quelle persone che la chiedevano”.

Erano a pranzo: “ognuno stava mangiando una cotoletta alla milanese, come si dice nella mia terra, impanata”. Bussano alla porta. Il più grande va ad aprire e torna: “Mamma, c’è un povero che chiede da mangiare”. “Cosa facciamo?”, chiede la mamma. “Gli diamo – dicono tutti e – gli diamo!” – “Bene: prendi la metà della tua cotoletta, tu prendi l’altra metà, tu l’altra metà, e ne facciamo due panini” – “Ah no, mamma, no!” – “No? Tu da’ del tuo, dà di quello che ti costa”. Questo è il coinvolgersi con il povero. Io mi privo di qualcosa di mio per darlo a te. “E ai genitori dico: educate i vostri figli a dare così l’elemosina, ad essere generosi con quello che hanno”.

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Si è più beati nel dare che nel ricevere

Infine le parole di San Paolo: “In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: Si è più beati nel dare che nel ricevere!” (At 20,35; cfr 2 Cor 9,7).

Il Pellegrinaggio diocesano

In Piazza San Pietro erano presenti oltre duemila pellegrini provenienti dalla diocesi di Torino. Tra di loro 50 ammalati e disabili e 250 giovani della Pastorale Giovanile. Al termine dell’Udienza Papa Francesco si è soffermato a salutare l’Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia ed il sindaco Fassino. Nel pomeriggio Mons. Nosiglia celebrerà l’Eucarestia nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Domenica 10 aprile il passaggio della Porta Santa e la Santa Messa all’Altare della Cattedra.

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I 50 anni della Fisc

All’Udienza Giubilare hanno partecipato anche 5.500 aderenti alla Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici che ricorda il 50° anniversario di fondazione. Al saluto di Papa Francesco i rappresentanti della Fisc hanno risposto sventolando le copie dei loro settimanali cattolici, che operano proprio in quelle “periferie” tanto care al Santo Padre. Un lungo applauso ha  sottolineato questo momento.

Di Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su LA VOCE DEL TEMPO

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