Guardare negli occhi per vedere il cuore

Guardare negli occhi per vedere il cuore

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Nella Solennità di San Giuseppe, Papa Francesco ha presieduto la Santa Messa con le ordinazioni episcopali. Venerdì l’incontro con i Neocatecumenali.

“Guardate i fedeli negli occhi. Non in obliquo: negli occhi. Per guardare il cuore”. E’ la raccomandazione che Papa Francesco ha fatto ai due nuovi Vescovi ordinati nella Basilica Vaticana: Monsignor Miguel Angel Ayuso Guixot e Monsignor Peter Bryan Wells.

“Il primo compito del Vescovo è la preghiera. Questo – ha precisato il Papa – lo ha detto Pietro, il giorno dell’elezione dei sette diaconi. Secondo compito, l’annuncio della Parola. Poi vengono gli altri. Ma il primo è la preghiera. Se un Vescovo non prega, non potrà far nulla”.

Guardare negli occhi per vedere il cuore

L’Episcopato è servizio

I Vescovi devono essere “vicini ai poveri, agli indifesi e a quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto”. Episcopato “è il nome di un servizio, non di un onore”. Poiché al Vescovo “compete più il servire che il dominare”, secondo il comandamento del Maestro: “Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo. E chi governa, come colui che serve”. “Siate – ha proseguito il Papa – servitori, di tutti: dei più grandi e dei più piccoli. Di tutti. Ma sempre servitori, al servizio”.

Cristo opera nel Vescovo

E’ Cristo che “nel ministero del Vescovo continua a predicare il Vangelo di salvezza e a santificare i credenti, mediante i sacramenti della fede”. E’ Cristo che “nella paternità del Vescovo accresce di nuove membra il suo corpo, che è la Chiesa”. E’ Cristo che “nella sapienza e prudenza del Vescovo guida il popolo di Dio nel pellegrinaggio terreno fino alla felicità eterna”. Cristo che predica, Cristo che fa la Chiesa, feconda la Chiesa, Cristo che guida: “questo – ha osservato Papa Francesco – è il Vescovo”.

Guardare negli occhi per vedere il cuore

Una persona dietro ogni lettera

L’invito del Papa è molto chiaro: “Seguite sempre l’esempio del Buon Pastore che conosce le sue pecore”. “Dietro ogni lettera che voi riceverete, c’è una persona. Che quella persona sia conosciuta da voi e che voi siate capaci di conoscerla. Amate con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio vi affida. Anzitutto i presbiteri e i diaconi”.

“Fa piangere – ha aggiunto Francesco – quanto tu senti che un presbitero dice che ha chiesto di parlare con il suo Vescovo e la segretaria o il segretario gli ha detto”: “Ma, ha tante, tante cose da fare, ma prima di tre mesi non ti potrà ricevere”. “Il primo prossimo del vescovo è il suo presbitero: il primo prossimo”.

Attenti a quanti non appartengono alla Chiesa

“Abbiate viva attenzione per quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure vi sono stati affidati nel Signore. Ricordatevi che nella Chiesa Cattolica, radunata nel vincolo della carità, siete uniti al Collegio dei Vescovi e dovete portare in voi la sollecitudine di tutte le Chiese, soccorrendo generosamente quelle che sono più bisognose di aiuto”. E ha concluso: “Che il Signore vi accompagni, vi sia vicino in questa strada che oggi incominciate”.

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L’incontro con i Neocatecumenali

Una lunga strada la percorreranno anche le 270 famiglie che partiranno per 56 missioni ad gentes in Asia, Europa, Africa, Oceania e America. Sono state ricevute ieri in Aula Paolo VI, insieme a Kiko Argüello, uno degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

Papa Francesco li ha ringraziati, esortandoli a considerare “un dono” le realtà che incontreranno: “familiarizzate con le culture, le lingue e gli usi locali, rispettandoli e riconoscendo i semi di grazia che lo Spirito ha già sparso. Senza cedere alla tentazione di trapiantare modelli acquisiti, seminate la buona notizia che deve sempre tornare, altrimenti la fede rischia di diventare una dottrina fredda e senza vita”.

“Vi accompagno e vi incoraggio – ha concluso Papa Francesco – Io rimango qui, ma col cuore vado con voi”.

Di Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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