Fatima: Sì, abbiamo una Madre!

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I pastorelli sono santi: “Non vogliamo essere una speranza abortita”. Ed ai malati: “volete offrirvi a Dio?”.

Proprio qui, a Cova da Iria, dove apparve per la prima volta cento anni fa, la donna vestita di sole ha assistito alla proclamazione di due nuovi santi: Giacinta e Francisco Marto. E la presenza di qualcosa di soprannaturale, di qualcosa che va oltre la comprensione di cui è capace la mente dell’uomo, qui è palpabile. Guardando le centinaia di migliaia di fazzoletti bianchi che sventolano nel piazzale del Santuario, le fiammelle delle candele che guizzano, le scintille di speranza che luccicano negli occhi dei presenti, non è possibile ignorare questa sensazione: Lei è qui. In mezzo a noi e ci guarda, oggi come allora.

“Oggi ho visto la Madonna”. Confessò Giacinta quella sera. Essi avevano visto la Madre del cielo. “Nella scia che seguivano i loro occhi – ha commentato Papa Francesco – si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo”. Ma la Vergine Madre oggi era qui e la sua presenza si percepiva distintamente. Secondo il credere e il sentire di molti pellegrini, “se non proprio di tutti”, Fatima è soprattutto questo “manto di Luce che ci copre”, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra “quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe”, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”.

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L’avvertimento di Maria

Attraverso le parole del Papa la Madonna ci ha messo in guardia “presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la luce di Dio che dimora in noi”. E, secondo le parole di Lucia, i tre privilegiati si trovavano dentro la Luce di Dio che irradiava dalla Madonna. Ella li avvolgeva nel manto di Luce che Dio Le aveva dato.

Abbiamo una Madre

“Carissimi pellegrini, abbiamo una Madre – Francesco lo ripete più e più volte nella sua omelia – abbiamo una Madre! Aggrappati a Lei come dei figli, viviamo della speranza che poggia su Gesù”. Quando Gesù è salito al cielo, ha portato accanto al Padre celeste l’umanità, “la nostra umanità”, che aveva assunto nel grembo della Vergine Madre, e mai più la lascerà. “Come un’ancora, fissiamo la nostra speranza in quella umanità collocata nel Cielo alla destra del Padre. Questa speranza sia la leva della vita di tutti noi! Una speranza che ci sostiene sempre, fino all’ultimo respiro”.

Forti di questa speranza, più di mezzo milione di pellegrini si sono radunati qui per ringraziare “delle innumerevoli benedizioni che il Cielo ha concesso lungo questi cento anni”. Come esempi, abbiamo davanti agli occhi San Francesco Marto e Santa Giacinta “che la Vergine Maria ha introdotto nel mare immenso della Luce di Dio portandoli ad adorarLo”. Da ciò veniva loro la forza per superare le contrarietà e le sofferenze. La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo.

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La visione di Giacinta

Nelle sue Memorie, Suor Lucia dà la parola a Giacinta appena beneficiata da una visione: “Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono per la fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con lui?”.

L’affidamento degli ultimi

E il Papa, che non poteva “non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarLe i suoi figli e figlie”, ha affidato a Maria proprio chi gli sta più a cuore: “i malati e le persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati”. “Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel Battesimo e in umanità”. “Carissimi fratelli – ha proseguito – preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio”.

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Non vogliamo essere una speranza abortita

Le parole di Francesco sono dolci, ma al tempo stesso ci sferzano: ci esortano ad essere speranza per gli altri. Utilizzando le parole di Suor Lucia ha detto: “Nel chiedere ed esigere da ciascuno di noi l’adempimento dei doveri del proprio stato, il cielo mette in moto qui una vera e propria mobilitazione generale contro questa indifferenza che ci raggela il cuore e aggrava la nostra miopia. Non vogliamo essere una speranza abortita!”. La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita. “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24): lo ha detto e lo ha fatto il Signore, che sempre ci precede. “Quando passiamo attraverso una croce, Egli vi è già passato prima. Così non saliamo alla croce per trovare Gesù; ma è stato Lui che si è umiliato ed è sceso fino alla croce per trovare noi e, in noi, vincere le tenebre del male e riportarci verso la Luce”.

Sentinelle del mattino

Sotto la protezione di Maria, siamo nel mondo “sentinelle del mattino” che sanno contemplare il vero volto di Gesù Salvatore, “quello che brilla a Pasqua”, e riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è missionaria, accogliente, libera, fedele, povera di mezzi e ricca di amore.

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Il saluto agli ammalati

Al termine della Messa Papa Francesco ha rivolto un saluto ai numerosi ammalati presenti: “Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a san Francesco Marto e santa Giacinta, ai santi di tutti i tempi e luoghi. Penso all’apostolo Pietro, incatenato nella prigione di Gerusalemme, mentre tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore ha consolato Pietro. Ecco il mistero della Chiesa: la Chiesa chiede al Signore di consolare gli afflitti come voi ed Egli vi consola, anche di nascosto ; vi consola nell’intimità del cuore e vi consola con la fortezza”. Sull’altare noi adoriamo “la Carne di Gesù”; in questi fratelli, noi troviamo “le piaghe di Gesù”.

Volete offrirvi a Dio?

“Cari malati – ha concluso – vivete la vostra vita come un dono e dite alla Madonna, come i pastorelli, che vi volete offrire a Dio con tutto il cuore. Non ritenetevi soltanto destinatari di solidarietà caritativa, ma sentitevi partecipi a pieno titolo della vita e della missione della Chiesa. La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di molte parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione con quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e persino gioiosa della vostra condizione sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa”.

Alessandro GinottaCento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

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