Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni

Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni

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Papa Francesco incontra il mondo del lavoro a Ciudad Juárez: invita al dialogo e condanna lo sfruttamento dei dipendenti “come oggetti da usare e gettare e scartare”.

“Tutto quello che possiamo fare per dialogare, per incontrarci, per trovare migliori alternative e opportunità è già una conquista che merita stima e risalto”. Ci sono due parole che Papa Francesco ha voluto sottolineare: “dialogo” e “incontro”. Non stancarsi di dialogare: “Le guerre si generano, poco a poco, per il mutismo e per la mancanza di incontro”.

Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni

La mentalità dominante

Purtroppo, il tempo in cui viviamo ha imposto il paradigma dell’utilità economica come principio delle relazioni personali. La mentalità dominante – dappertutto – propugna la maggior quantità possibile di profitti, a qualunque costo e in modo  immediato. Non solo provoca la perdita della dimensione etica delle imprese, ma dimentica che il miglior investimento che si può fare è quello di investire sulla gente, sulle persone, sulle famiglie.

Il miglior investimento è quello di creare opportunità. La mentalità dominante pone il flusso di persone al servizio dei flussi di capitale provocando in molti casi lo sfruttamento dei dipendenti come oggetti da usare e gettare e scartare. (cfr Enc. Laudato si’, 123)

Gli schiavisti dei nostri giorni

“Dio – ha affermato il Papa – chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni, e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché queste situazioni non si verifichino più. Il flusso di capitale non può determinare il flusso e la vita delle persone. Per questo mi è piaciuto questo desiderio che è stato espresso di dialogo e di confronto”.

Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni

La Dottrina Sociale della Chiesa

Non sono pochi i casi in cui, di fronte alle proposte della Dottrina Sociale della Chiesa, la si mette in discussione dicendo: “Questi pretendono che siamo organizzazioni di beneficenza o che trasformiamo le nostre aziende in istituzioni filantropiche”.

“L’unica pretesa che ha la Dottrina Sociale della Chiesa – ha detto Francesco – è quella di porre attenzione all’integrità delle persone e delle strutture sociali. Ogni volta che, per vari motivi, questa è minacciata, o ridotta a un bene di consumo, la Dottrina Sociale della Chiesa sarà una voce profetica che aiuterà tutti a non perdersi nel mare seducente dell’ambizione”.

Ogniqualvolta l’integrità di una persona viene violata “l’intera società in qualche modo, comincia a deteriorarsi”. “E questo che dice la Dottrina Sociale della Chiesa non è contro nessuno, ma a vantaggio di tutti”. Ogni settore ha l’obbligo di preoccuparsi del bene di tutti; “siamo tutti sulla stessa barca”. Tutti noi dobbiamo lottare per far sì che il lavoro sia un’istanza di umanizzazione e di futuro; sia uno spazio per costruire società e cittadinanza.

Che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli?

“Credo – ha osservato Francesco – che su questo la grande maggioranza possiamo concordare. E’ proprio questo il nostro orizzonte, questo è il nostro obiettivo, e per questo oggi dobbiamo unirci e lavorare. E’ sempre bene pensare che cosa mi piacerebbe lasciare ai miei figli; ed è anche un buon modo per pensare ai figli degli altri”.

Che cosa vuole lasciare il Messico ai suoi figli? “Vuole lasciare un ricordo di sfruttamento, di salari inadeguati, di molestie sul lavoro, o di traffico di lavoro schiavo? O vuole lasciare la cultura della memoria del lavoro dignitoso, di un tetto decoroso e della terra per lavorare?”

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Le tre “t”

Tierra, techo e trabaco (terra, casa e lavoro): “In che cultura vogliamo vedere la nascita di quelli che ci seguiranno? Che atmosfera respireranno? Un’aria viziata dalla corruzione, dalla violenza, dall’insicurezza e dalla sfiducia o, al contrario, un’aria in grado di generare – è la parole-chiave – alternative, generare  rinnovamento e cambiamento? Generare è essere co-creatori con Dio. Chiaramente, questo costa, costa”.

L’aneddoto dell’operaio

“Mi diceva un anziano dirigente operaio, onestissimo, che è morto con quello che guadagnava, mai si è approfittato”: “Ogni volta che dovevamo sederci a un tavolo di negoziati, io sapevo che dovevo perdere qualcosa, affinché tutti vincessimo”. “Bella – ha commentato il Papa – la filosofia di questo uomo di lavoro! Quando si negozia, sempre si perde qualcosa: ma vincono tutti!”.

La logica dello scarto

“So – ha aggiunto il Papa – che non è facile  poter andar d’accordo in un mondo sempre più competitivo, ma è peggio lasciare che il mondo competitivo determini il destino dei popoli. Schiavi. Il guadagno e il capitale non sono beni al di sopra dell’uomo, ma sono al servizio del bene comune. E quando il bene comune è piegato al servizio del profitto e il capitale è l’unico guadagno possibile, questo ha un nome: si chiama esclusione.  E così si va consolidando la cultura dello scarto: scartato!, escluso!”

Più tempo per giocare con i propri figli

Quando un bambino o una bambina vede il papà e/o la mamma solamente nel fine settimana perché vanno a lavorare prima che si svegli e tornano che già sta dormendo “questa è cultura dello scarto”. “Voglio invitarvi a sognare – ha detto Papa Francesco – a sognare un Messico in cui un papà abbia il tempo per giocare con i propri figli, in cui la mamma abbia il tempo per giocare con i propri figli”. E questo “lo si può conquistare dialogando, confrontandosi, negoziando, perdendo affinché guadagnino tutti!”. “Vi invito a sognare il Messico che i vostri figli meritano; un Messico dove non ci siano persone di prima, seconda o quarta categoria, ma un Messico che sappia riconoscere nell’altro la dignità di figlio di Dio”. “E che la Guadalupana – ha concluso Francesco – che si è manifestata a Juan Diego, e ha rivelato che quelli apparentemente messi da parte erano i suoi testimoni privilegiati, vi aiuti  tutti, qualunque professione abbiate, qualunque lavoro abbiate, in questo compito di dialogo, confronto e incontro. Grazie!”.

Di Alessandro Ginotta

PER APPROFONDIRE:

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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