Anche Dio ha pianto ed asciugherà le nostre lacrime

Anche Dio ha pianto ed asciugherà le nostre lacrime

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Si è svolta in Vaticano la Veglia di Preghiera “Asciugare le lacrime”. Tre toccanti testimonianze, tre candele accese davanti al reliquiario. Il conforto del Papa.

Davanti al reliquiario della Madonna delle lacrime di Siracusa sono state portate tre testimonianze molto toccanti, simbolo del dolore dei nostri giorni. I coniugi Pellegrino, che hanno condiviso il loro dolore per la perdita del figlio suicida; il giornalista cattolico pakistano Felix Qaiser, che ha raccontato la fuga dal suo paese con la famiglia;  Maurizio Fratamico, che dopo essersi perso nelle difficoltà della vita è tornato a sorridere grazie alle preghiere ed all’amore del fratello gemello e della mamma.

“Quanta tristezza ci capita di scorgere su tanti volti che incontriamo”. Papa Francesco lo sa bene, ogni giorno ascolta le sofferenze di molte persone che lo avvicinano: “Quante lacrime vengono versate ad ogni istante nel mondo; una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione”.

Anche Dio ha pianto ed asciugherà le nostre lacrime

La ragione non basta

Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione. Sentiamo forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e provi compassione per noi. Sperimentiamo che cosa significhi essere disorientati, confusi, colpiti nel profondo come mai avevamo pensato. Ci guardiamo intorno incerti, per vedere se troviamo qualcuno che possa realmente capire il nostro dolore. La mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano.

“La ragione da sola – ha osservato il Papa – non è capace di fare luce nell’intimo, di cogliere il dolore che proviamo e fornire la risposta che attendiamo. In questi momenti, abbiamo più bisogno delle ragioni del cuore, le uniche in grado di farci comprendere il mistero che circonda la nostra solitudine”.

Anche Dio ha pianto ed asciugherà le nostre lacrime

Abbiamo bisogno di misericordia

Le lacrime più amare sono quelle provocate dalla malvagità umana: le lacrime di chi si è visto strappare violentemente una persona cara; lacrime di nonni, di mamme e papà, di bambini… “Ci sono occhi che spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo. Abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore”.

Tutti ne abbiamo bisogno: “invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto” (cfr Is 25,8; Ap 7,17; 21,4).

Le lacrime di Gesù

“In questo nostro dolore, noi non siamo soli”. Anche Gesù sa cosa significa piangere per la perdita di una persona amata. Papa Francesco ricorda una delle pagine più commoventi del Vangelo, quando Gesù vide piangere Maria per la morte del fratello Lazzaro e non riuscì neppure Lui a trattenere le lacrime: “Fu colto da una profonda commozione e scoppiò in pianto” (cfr Gv 11,33-35).

Le lacrime di Gesù hanno sconcertato tanti teologi nel corso dei secoli, ma soprattutto hanno lavato tante anime, hanno lenito tante ferite. Anche Gesù ha sperimentato nella sua persona la paura della sofferenza e della morte, la delusione e lo sconforto per il tradimento di Giuda e di Pietro, il dolore per la morte dell’amico Lazzaro.

Anche Dio ha pianto ed asciugherà le nostre lacrime

Se Dio ha pianto

“Se Dio ha pianto – ha commentato Papa Francesco – anch’io posso piangere sapendo di essere compreso. Il pianto di Gesù è l’antidoto contro l’indifferenza per la sofferenza dei miei fratelli. Quel pianto insegna a fare mio il dolore degli altri, a rendermi partecipe del disagio e della sofferenza di quanti vivono nelle situazioni più dolorose. Mi scuote per farmi percepire la tristezza e la disperazione di quanti si sono visti perfino sottrarre il corpo dei loro cari, e non hanno più neppure un luogo dove poter trovare consolazione”. Il pianto di Gesù non può rimanere senza risposta da parte di chi crede in Lui: “Come Lui consola, così noi siamo chiamati a consolare”.

La preghiera è la vera medicina

Nel momento dello smarrimento, della commozione e del pianto, emerge nel cuore di Cristo la preghiera al Padre. “La preghiera – ha sottolineato il Papa – è la vera medicina per la nostra sofferenza”. Nella preghiera possiamo sentire la presenza di Dio che è accanto noi. “La tenerezza del suo sguardo ci consola, la forza della sua parola ci sostiene, infondendo speranza”.

Gesù, presso la tomba di Lazzaro, pregò dicendo: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto” (Gv 11,41-42). Abbiamo bisogno di questa certezza: il Padre ci ascolta e viene in nostro aiuto. L’amore di Dio effuso nei nostri cuori permette di dire che quando si ama, niente e nessuno potrà mai strapparci dalle persone che abbiamo amato: “nessuna creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (cfr. Rm 8,35.37-39).

“La forza dell’amore – ha concluso il Pontefice – trasforma la sofferenza nella certezza della vittoria di Cristo e della nostra vittoria con Lui, e nella speranza che un giorno saremo di nuovo insieme e contempleremo per sempre il volto della Trinità Santissima, eterna sorgente della vita e dell’amore”.

Vicino ad ogni croce c’è sempre la Madre di Gesù: “Con il suo manto Lei asciuga le nostre lacrime. Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza”.

Anche Dio ha pianto ed asciugherà le nostre lacrime

Le intenzioni dei fedeli e L’Agnus Dei

Dopo l’omelia sono stati raccolti e posti davanti al Reliquiario della Madonna delle Lacrime i bigliettini raccolti durante la Veglia con le intenzioni di preghiera dei fedeli.

Al termine della celebrazione il Papa ha consegnato ad una rappresentanza dei presenti l’Agnus Dei, un oggetto di cera e olio, di forma ovale che reca da un lato l’immagine dell’Agnello Pasquale e dall’altro il logo del Giubileo della Misericordia: “espressione della misericordia del Padre per tutti i fedeli che vivono in situazioni di profonda sofferenza”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

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Alessandro Ginotta
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