Amoris Laetitia: Accompagnare, discernere e integrare.

Amoris Laetitia: Accompagnare, discernere e integrare.

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Presentata in Vaticano l’Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia: la nota sui Sacramenti ai divorziati risposati. La famiglia è un bene da cui la società non può prescindere

LA GIOIA DELL’AMORE. “Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio”. (Amoris Laetitia n. 305) E’ qui la chiave di un documento tanto atteso, che riassume il lavoro dei due Sinodi della Famiglia ed un lavoro durato anni.

“Il cammino non è facile”, ha detto il Card. Schönborn presentando il testo, ma “è pieno di gioia”.

Amoris Laetitia: Accompagnare, discernere e integrare.

I divorziati risposati

Duecentosessantaquattro pagine. Un documento lungo ma molto profondo. L’Eucaristia ai divorziati risposati non viene nominata espressamente nel testo. Papa Francesco però la inserisce in una nota. Sì, perchè nonostante l’attenzione dei media sia focalizzata su questo punto, non è questo l’argomento principale dell’Esortazione Apostolica, ma è proprio l’amore, l’amore nella famiglia: La “coppia che ama e genera la vita è la vera scultura vivente, capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. Perciò l’amore fecondo viene ad essere il simbolo delle realtà intime di Dio”. (11)

La nota 351 riporta: “In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti”. Riprendendo un passo della Evangelii Gaudium Papa Francesco precisa: “Per questo ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (EG 1038). “Ugualmente  – prosegue il Papa – segnalo che l’Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (ibid., 1039).

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Il discernimento

“Nessuno può essere condannato per sempre – scrive Francesco – perché questa non è la logica del Vangelo!”. I divorziati che vivono una nuova unione “possono trovarsi in situazioni molto diverse”, che non devono essere “catalogate o rinchiuse” in affermazioni troppo rigide “senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale”. Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. Altra cosa invece è una nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di confusione che colpiscono i figli e famiglie intere, o la situazione di qualcuno che ripetutamente ha mancato ai suoi impegni familiari.

Sappiamo che non esistono “semplici ricette”. Non ci si deve attendere una normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi. E’ possibile soltanto “un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari”. Le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi. I presbiteri hanno il compito di “accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo”. In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza, tramite “momenti di riflessione e di pentimento”. I divorziati risposati “dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come è la situazione del partner abbandonato; quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli; quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio”.

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Le leggi morali non sono pietre

Un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa “per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Accompagnare gli sposi da vicino

La preparazione al matrimonio tende a concentrarsi sugli inviti, i vestiti, la festa e gli innumerevoli dettagli che consumano tanto le risorse economiche quanto le energie e la gioia. I fidanzati arrivano sfiancati e sfiniti al matrimonio, invece di dedicare le migliori energie a prepararsi come coppia per il gran passo che faranno insieme.

Il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia, che è una famiglia di famiglie. Il sacramento del matrimonio non è una convenzione sociale, un rito vuoto o il mero segno esterno di un impegno, ma è “un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi”. La decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev’essere frutto di un discernimento vocazionale. Questo cammino “deve anche dare la possibilità di riconoscere incompatibilità e rischi”. In questo modo “si può arrivare ad accorgersi che non è ragionevole puntare su quella relazione, per non esporsi ad un fallimento prevedibile che avrà conseguenze molto dolorose”.

Ai giovani sposi Papa Francesco da un bellissimo consiglio: “È buona cosa darsi sempre un bacio al mattino, benedirsi tutte le sere, aspettare l’altro e accoglierlo quando arriva, uscire qualche volta insieme, condividere le faccende domestiche”.

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Le crisi si superano

A volte, per decidere che tutto è finito basta una delusione, un’assenza in un momento in cui si aveva bisogno dell’altro, un orgoglio ferito o un timore indefinito. Ci sono situazioni proprie dell’inevitabile fragilità umana, alle quali si attribuisce un peso emotivo troppo grande.

Alcune famiglie soccombono quando i coniugi si accusano a vicenda, ma “l’esperienza mostra che con un aiuto adeguato e con l’azione di riconciliazione della grazia una grande percentuale di crisi matrimoniali si supera in maniera soddisfacente. Saper perdonare e sentirsi perdonati è un’esperienza fondamentale nella vita familiare”.

Altre forme di convivenza

Per evitare qualsiasi “interpretazione deviata” il Papa ricorda che “in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio”. Il discernimento caso per caso non significa venir meno dal proporre “il progetto di Dio in tutta la sua grandezza”. Qualsiasi “forma di relativismo” sarebbe una “mancanza di fedeltà al Vangelo”.

E’ in continua crescita il numero di coloro che, dopo aver vissuto insieme per lungo tempo, chiedono la celebrazione del matrimonio in chiesa. La semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso).

Tutte queste situazioni vanno affrontate “in maniera costruttiva”, cercando di “trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Si tratta di accoglierle e accompagnarle con pazienza e delicatezza”. È quello che ha fatto Gesù con la samaritana (cfr Gv 4,1-26): “rivolse una parola al suo desiderio di amore vero, per liberarla da tutto ciò che oscurava la sua vita e guidarla alla gioia piena del Vangelo”.

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Omosessualità

Il Papa ha riflettuto a lungo anche sulla situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale: “esperienza non facile né per i genitori né per i figli”.

“Ogni persona – scrive il Santo Padre – indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione  e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza”.

Nei riguardi delle famiglie si tratta invece “di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita”.

Il Papa ricorda anche che, come sottolineato dai Padri Sinodali “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

L’invito di Papa Francesco

Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Papa Francesco conclude la sua Esortazione Apostolica con questo invito: “Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa”.

QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA AMORIS LAETITIA

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

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