13 maggio 1917 Fatima. 13 maggio 1981 Città del Vaticano. 35 anni fa l'attentato a San Giovanni Paolo II

13 maggio 1917 Fatima. 13 maggio 1981 Città del Vaticano. 36 anni fa l’attentato a San Giovanni Paolo II

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13 maggio 1981, Città del Vaticano. Sembra un’Udienza Generale come tutte le altre, il Papa Giovanni Paolo II sta percorrendo la Piazza in mezzo ai fedeli a bordo della papamobile. Saluta e benedice, il clima è festoso. Prende tra le sue braccia un bambino, un bacio, una carezza. Ma poi…

Sono le ore 17:17 quando un rumore sordo, ripetuto, tanto inconfondibile quanto terribile eccheggia nella piazza. Spari! Spari! Hanno sparato al Papa!

Gli obiettivi delle macchine fotografiche e delle telecamere inquadrano Karol Wojtyla mentre si accascia sull’auto scoperta. Una macchia di sangue rosso sull’abito bianco.

13 maggio 1917 Fatima. 13 maggio 1981 Città del Vaticano. 35 anni fa l'attentato a San Giovanni Paolo II

Rosso, bianco, i colori del martirio:

Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: “Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?”. Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”. E lui: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

Non avranno più fame,
né avranno più sete,
né li colpirà il sole,
né arsura di sorta,
perché l’Agnello che sta in mezzo al trono
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”.

(Ap 7,13-17)

La giardinetta si muove rapidamente e porta il Santo Padre al sicuro. Pochissimi minuti dopo, alle 17:29, un’ambulanza esce a sirene spiegate da Porta Sant’Anna. Trasporta il corpo ferito di San Giovanni Paolo II al policlinico Gemelli. Il Papa è lucido durante il tragitto che lo porterà in ospedale. Prega in polacco: “Gesù mio! Madre mia!“.

13 maggio 1917 Fatima. 13 maggio 1981 Città del Vaticano. 35 anni fa l'attentato a San Giovanni Paolo II

La ferita è seria. Il Santo Padre ha perso molto sangue.

Quel proiettile da 9 millimetri che gli perforò l’intestino aveva seguito una traiettoria anomala, inspiegabile. Qualcosa lo aveva deviato. Avrebbe dovuto colpire l’aorta. In pochi istanti il Santo Padre sarebbe potuto morire dissanguato: “Una mano ha sparato, ma un’altra mano ha deviato il proiettile” dirà più volte lo stesso Wojtyla.

Il suo attentatore, Alì Agcà, lo confiderà a Giovanni Paolo II, quando lo andrà a visitare nel carcere di Rebibbia per portargli il suo perdono: “Non capisco come ho potuto mancarla ad una distanza così ravvicinata. Me lo chiedo sempre; e non riesco a spiegarmelo”.

No, Alì, non riesci a spiegartelo perchè questa volta la mano di Caino è stata fermata da una forza sovrannaturale. La Beata Vergine Maria apparsa a Fatima 64 anni prima, ha deviato il proiettile.

Quando venni colpito non badai da principio al fatto che quello era proprio l’anniversario del giorno in cui Maria era apparsa ai tre fanciulli a Fatima, rivolgendo loro quelle parole che, con la fine del secolo, sembrano avvicinarsi al loro compimento”.

Totus Tuus.  E’ il motto di San Giovanni Paolo II ed esprime la sua forte devozione mariana. Il Santo Padre, salvato dalla mano della Santissima Vergine a lui tanto cara,  farà incastonare proprio la pallottola che trafisse il suo corpo nella corona della Vergine di Fatima.

13 maggio 1917 Fatima. 13 maggio 1981 Città del Vaticano. 35 anni fa l'attentato a San Giovanni Paolo II

Scrive Suor Lucia: «Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo, indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo (“qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”), in una luce immensa che è Dio, un vescovo vestito di bianco (“abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”), altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi, come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.»

Il Vescovo vestito di bianco è stato risparmiato. Ave o Maria!

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

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